Fascisti!… Dove?! Dove?!

di Augusto Fracasso

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Non ho intenzione di soffermarmi sul perché oggi il contesto politico e sociale sia teso. Non ho intenzione di parlare della grave situazione in cui versano gli esodati, tutti i cittadini che affrontano la disoccupazione, del maglio della crisi economica che si abbatte su famiglie e imprese e della situazione critica che ne risulta. Basti tener a mente che un contesto già preoccupato e preoccupante vede moltissimi fattori che si aggiungono e convergono nel perturbarlo ulteriormente. A ciò si aggiungono pressanti istanze sociali che meriterebbero quantomeno di essere affrontate (se non risolte in un senso piuttosto che nell’altro). Ciò che voglio dire è che in un periodo come questo non c’è terreno che non sia buono per darsi battaglia – o comunque siamo più bellicosi del solito – e questo comporta scontri a livello ideologico, con i grandi gruppi di persone che si muovono; scontri che arrivano alla violenza fisica; e ovviamente scontri verbali: dibattiti, discussioni e vere e proprie baruffe. Questo aspetto in particolare è tipico di un ordinamento democratico e pluralista dove tutti, ma proprio (quasi) tutti sono chiamati a far sentire la propria voce.

Mi piacerebbe pontificare su quanto il sublime dibattito tra massime intelligenze faccia sfigurare le discussioni da bar, ma purtroppo non sum dignus. Anche questo è un aspetto della pluralità: non tutti siamo colti, non tutti siamo intelligenti oltre il limite dell’ordinario e dello stupefacente ma ognuno è chiamato a mettere in moto, con la forza che è concessa alle sue spalle, il mulino del progresso. Poco importa se è poco, e meno ancora se non si contribuisce per nulla, dando come si suol dire fiato alla bocca. Sarà piuttosto indice di democrazia e rispetto degli altri ascoltare comunque per quanto ciò che si sente sia banale o assurdo. Tutto questo è pluralità.

Volevo però portare la mia attenzione – e quella di chi mi vorrà leggere – su un certo aspetto di queste discussioni. Un uso a mio avviso distorto del concetto di pluralità, e cioè l’uso distorto della parola “fascista” da parte di chi decide di legittimarsi come avanguardista della libertà e dei diritti. L’integralismo del pensiero debole.

È fascista chiunque osi aggiungere una virgola a ciò che il paladino ha detto, figurarsi l’andargli deliberatamente contro, poiché si sta andando contro a delle persone. Ciò che l’eroe (sì, l’iperbolico climax era voluto) pare dimenticarsi è che nel fisiologico bilanciamento di interessi che sono – nella loro più profonda ed intima natura – lo Stato e la civiltà è naturale andare contro alle persone, rectius agli interessi e indirettamente a chi li porta. Non c’entra neppure il dire che certi interessi non ledono quelli di nessun altro, poiché interesse di Tizio può benissimo essere quello di non far prevalere quello di Caio qualora lo ritenga sbagliato. Ecco dunque qual è il significato profondo di democrazia e dialogo, e il momento in cui proviamo noi stessi in questo difficile esercizio.

Quello che trovo difficile accettare è l’infamante accusa lanciata a sproposito contro qualsiasi posizione nettamente contraria “perchè io ho dei diritti e ho diritto di esprimermi” e qualsiasi altra cosa è sbagliata: alcuni addirittura si identificano con la Resistenza, che appunto lotta contro ipotetiche e nebulose, ma comunque potentissime ed imponenti, “mobilitazioni fasciste” (a proposito, ve lo ricordate quel signore che si sentiva perseguitato dalle “potenze plutocratiche”?).

Mi asterrò dal dire che è ridicolo perché è offensivo non nei confronti di qualche leone da tastiera, bensì nei confronti di chi la Resistenza l’ha fatta sul serio. Vorrei ricordare a tutti quelli che vedono “principi di fascismo” in ogni opinione contraria – per quanto netta e per quanto poco condivisibile – che il vero fascismo, triste e dolorosa parentesi che ancora tanti italiani hanno la possibilità di ricordare, non consentiva nemmeno di esprimere un’idea che non fosse in linea con quella del Partito. E soprattutto che la resistenza non è fatta da chi si vanagloria del rischio o del sacrificio della vita di chi – banalmente – portava nottetempo pezzi di polenta ai combattenti.

Ecco che nel guazzabuglio di idee e visioni che oggi si avvicendano alla vista di chi consulta un qualsiasi mezzo di informazione credo sia triste, ogni tanto, sentire qualche voce che scomoda tanti morti e tanta sofferenza per cercare di urlare un poco più forte degli altri, nonostante quello possa essere un grido di disagio e di malessere.

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