Dov’è finito #CharlieHebdo?

di Federico Cracco 

Elton-John

Quando Domenico Dolce, in un’intervista a Panorama, ha dichiarato di essere contrario ai figli nati da inseminazione artificiale per le coppie gay, probabilmente non si immaginava la portata internazionale del caso che sarebbe esploso di lì a poco. Elton John in testa, seguito a ruota da Courtney Love, Ricky Martin e da una folta schiera di indignati da tastiera, ha subito lanciato una campagna contro il noto marchio dello stilista, con tanto di hashtag #boycottDolceGabbana ed accuse di omofobia e mancato rispetto verso chi, per i più svariati motivi, abbia dovuto o scelto di ricorrere a questa tecnica di procreazione assistita.

Lungi da me scendere nel merito della questione, su cui per altro sono generalmente in disaccordo con il signor Dolce, la domanda che vorrei porre a tutte queste persone è un’altra: qualcuno di voi se lo ricorda Charlie Hebdo? Dove sono tutti i paladini della libertà di espressione, adesso? Difficile da dire. Anche perché, a guardarsi attorno, l’opinione che più si sta affermando su social media e giornali nazionali non fa certo un’ottima impressione.

E non mi riferisco tanto a quelli che oggi si sono affrettati a dare al signor Dolce dell’irrispettoso, dell’arrogante, dell’omofobo (ndr, l’uomo in questione è omosessuale, siamo alla sublimazione del concetto di ridicolo), quanto a quelli che hanno lanciato (e tuttora sostengono) la campagna #boycottDolceGabbana, annunciando in pompa magna che mai più in vita acquisteranno o indosseranno abiti del marchio italiano.

Dubito fortemente che l’interessato avrà problemi ad arrivare alla fine del mese in conseguenza di questa operazione, o che la sua azienda sarà portata al fallimento (anche se di certo il ritorno d’immagine non è positivo), però l’obiettivo vorrebbe essere proprio questo, ed è quello l’inaccettabile. Si sta cercando di punire una persona, attraverso la sua  azienda, solo perché una sua convinzione non è allineata con l’universo politically correct in cui tanta gente sguazza felice.

E non c’entra nulla neppure il fatto che qualcuno si sia potuto sentire offeso da quelle dichiarazioni, perché anche Charlie Hebdo poteva essere ritenuto offensivo dai seguaci di una delle molte religioni che settimanalmente irrideva, eppure nessuno ha avuto il coraggio di dire che per questo andasse punito (a parte Papa Francesco che ci è andato vicino, ma questa è un’altra storia).

Inoltre, scendendo nel merito della questione, il tema a cui fa riferimento la frase incriminata è molto delicato, tanto da essere ancora oggetto di accesi dibattiti anche per quanto riguarda le coppie etero, e non solo in relazione a individui dello stesso sesso.

Infine — e questa è la ciliegina sulla torta — l’ormai tristemente noto articolo non è ancora stato pubblicato nella sua versione completa, che sarà in edicola solo domani, il che significa che si sta discutendo di qualche sparuta anticipazione data dal sito del giornale, e pure questa è una semi-assurdità.

Non basta un hashtag #jesuisCharlie per considerarsi paladini della libertà di espressione, soprattutto se poi siamo tutti pronti a mettere in croce senza riserve chiunque esprima idee che non condividiamo. E se posso dare un consiglio, prima di lanciarvi in rumorose battaglie per la libertà di espressione, provate a farne una, silenziosa, per la coerenza. Gli effetti potrebbero essere miracolosi!

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Una risposta a “Dov’è finito #CharlieHebdo?

  1. Sono d’accordo che lo slogan “JeSuisCharlie” sia stato adottato da molti ipocriti. E quando si tratta di libertà d’espressione sono molto liberale e mi da spesso fastidio il politically correct quando e’ espressione di buonismo e conformismo piuttosto che convinzioni personali. La campagna di boicottaggio pero’ e’ un modo di esprimersi ugualmente legittimo. In un paese dove episodi di violenza contro i gay sono frequenti, siamo sicuri che dichiarazioni del genere non vadano criticate fortemente? Dolce non ha solo detto che e’ contrario alle adozioni, ma che e’ contrario ai “figli chimici”. Mi pare che il linguaggio sia diverso. Chiaramente Dolce non e’ omofobo, ma il fatto che sia omosessuale non vieta che le sue dichiarazioni forti vengano usate per fomentare gli istinti omofobi assai diffusi nel nostro paese.

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