Teorie del complotto: sei ragioni per cui le amiamo

di Jacopo Malatesta

(Ringrazio l’amico Matteo Marini per i preziosi consigli sul punto 5) 

Come insegna Goldman Sachs Elevator, questo è il periodo storico in cui l’umanità è più intelligente. Ma è anche il periodo storico in cui gli idioti hanno più opportunità di esprimere la loro opinione. In questa ampia categoria un discorso a parte merita il sottoinsieme dei complottisti, che sul web dimora in una vera e propria galassia, trasversale ai più disparati orientamenti politici e religiosi. La formulazione di fantasiose teorie del complotto è una costante storica; con Internet è solo diventata più rumorosa. Qui cercherò di capire perché la società umana resti così facilmente sedotta dal fascino dei complotti.

1) Risparmiano la fatica di doversi informare. Se c’è una cosa ancora più complicata della realtà è cercare di capirla. Informarsi significa schivare i bias cognitivi, argomentare senza commettere fallacie, ascoltare le due campane, investire soldi e tempo, avere la giusta flessibilità mentale e adattare il proprio pensiero ai fatti. Nelle teorie del complotto non è richiesto niente di tutto questo (a parte i soldi, quelli ve li fregano). La cospirazione è la scorciatoia verso la verità. E’ alla portata di chiunque, non comporta impegno né sacrifici. E’ il modo più immediato per soddisfare il bisogno umano di avere un’opinione. Come dice Wally in una delle più fulminanti vignette di Scott Adams, il senso di farsi un’opinione è che “ti fa sentire bene”. Tutti abbiamo bisogno delle opinioni, perché ci aiutano a ordinare la realtà, a confermare i nostri pregiudizi, a distinguere i giusti dagli ingiusti; ma soprattutto, ci convincono di essere dalla parte di quelli che hanno ragione. Il complotto è quello che succede quando questa necessità incontra un pigro.

Dilbert, Scott Adams

2) Sono un antidoto contro la noia. Un mondo dove le recessioni sono determinate da shock monetari e della produttività è un posto noioso. Uno dove un manipolo di banchieri devoti al Demonio ha abbastanza potere da far fallire interi stati è un mondo meraviglioso. Credere in queste cose è come vivere in un film. Per molte persone la fiducia in queste teorie non risponde solo all’esigenza di capire gli eventi senza dover sudare: è una fuga dal grigiore della vita.

3) Individuano un cattivo. Per le “teorie economiche” di Bagnai e Borghi è l’Euro. Per il complotto giudaico-massonico sono gli ebrei. Per le tesi sul Signoraggio sono i banchieri. Non esiste teoria del complotto che non abbia un suo nemico. La spiegazione è in parte letteraria: le teorie del complotto sono favole e in quanto tali necessitano di un cattivo, che è tanto più efficace ai fini della trama quanto più sono vaghi i suoi connotati. Fateci caso, i villains dei complotti non sono quasi mai persone specifiche, ma categorie non facilmente individuabili: gli “Eurocrati, la “finanza”, i “massoni”.

4) Lavano la coscienza. E’ possibile anche una lettura psicologica: i complotti offrono sempre un capro espiatorio (il cattivo, appunto). E un capro espiatorio assolve a una funzione specifica: deresponsabilizzare. Ci si sente molto meglio con sé stessi se a causare il declino italiano è stato solo l’Euro, anziché l’aver votato per decenni una classe dirigente buona solo ad accumulare debito pubblico.

5) Non richiedono impegno. Cosa fa il complottaro cristiano per contrastare la terribile lobby gay? Cosa fa l’anti-NWO per fermare gli Illuminati? E il cannaiolo dei centri sociali contro la finanza speculativa? Tante domande, un’unica risposta: niente. Le teorie del complotto sono weltanschauung surgelate da consumare spaparanzati sul divano. Chiavi di lettura della realtà talmente pessimistiche da non richiedere nessuna azione per migliorare le cose. La supremazia dei “poteri forti” è totale, le forze messe in campo dai “buoni” insignificanti. Il mondo crolla a pezzi e tu non devi neanche muovere il culo. It doesn’t get any better than this.

6) Fanno sentire superiori. Quando a tredici anni credevo alle tesi sul Nuovo Ordine Mondiale, le persone che cercavano di capire la realtà studiando sui libri e informandosi coi mezzi tradizionali mi sembravano degli idioti. Senza rendermene conto stavo già sperimentando uno dei più grandi benefici del complottismo: il complesso di superiorità. Pensare di essere gli unici sulla Terra al corrente di una gigantesca cospirazione alla luce del sole fa sentire migliori degli altri (gli inconsapevoli) e rimpolpa l’ego. Ne è emblema il cliché del grillino che – dall’alto della sua profonda conoscenza del mondo – richiama noi idioti alla realtà urlando “sveglia!!1!1”.

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