Il punto debole della Germania è l’export

di Alessandro Mascaro Volkswagen plant Wolfgang Münchau è sicuramente uno dei tedeschi più amati in Italia. Giornalista economico ed editorialista del Financial Times, è da sempre molto critico sulle politiche di Austerity imposte dalla Germania all’Europa. Ed è proprio dalle colonne dell’autorevole quotidiano britannico che lancia la sua ultima provocazione. Siete sempre stati convinti che l’economia tedesca sia naturalmente forte, perché resa tale da una serie di riforme che, a partire dal 2003, hanno aumentato la produttività e la competitività del paese? Ebbene, secondo Münchau, vi state sbagliando: il vero motivo dell’incredibile crescita tedesca risiede al di fuori della Germania, in un boom di investimenti e credito nei paesi partner (e quindi anche l’Italia) che hanno assorbito l’export mitteleuropeo. Alla base di questa presa di posizione ci sono i dati recenti che, per il mese di Agosto 2014, indicano un crollo della produzione del 4.3%[i] ed un calo degli ordini di fabbrica del 5.7%[ii] rispetto al mese precedente. Questi sono da correlare al dato dell’export, diminuito del 5.8%[iii]. E’ quindi facile capire l’interpretazione di Münchau. E’ questo uno scenario che lascia immaginare che il Pil tedesco possa diminuire per il secondo trimestre consecutivo, a prescindere dalla produttività delle loro aziende. Inoltre i dati danno un po’ di concretezza alle sparate di Renzi sulla crisi “non più italiana, ma europea”[iv]. Ma in che modo questo può diventare il suo punto debole? Il calo dell’export è imputabile alla debolezza o alla perdita di alcuni partner commerciali della Germania. Innanzitutto la Russia, bloccata dalle sanzioni commerciali che le sono state imposte a seguito degli sviluppi geopolitici di quest’estate; il rallentamento della Cina, la quale deve anche fare i conti con il restringimento del credito per evitare lo scoppio di una bolla immobiliare[v]; infine i paesi mediterranei dell’eurozona, tra cui l’Italia, impelagati in una stagnazione che sembra voler perdurare e bloccati dalle politiche di austerità. In quanto principali partner commerciali della Germania[vi], sono soprattutto quest’ultimi ad essere interessati alle sorti della sua economia. La Germania ha svolto, in questo periodo, la versione europea di quello che è stata la Cina per l’economia globale: un mercato sicuro che con il suo import ha contribuito ad alleviare gli effetti tragici della crisi. Tuttavia, questo rallentamento potrebbe costituire un vantaggio strategico che i politici dei paesi mediterranei potrebbero utilizzare per allentare la stretta dell’austerity. Se la Germania dipende fortemente dall’export e noi costituiamo i principali partner di questa, allora è chiaro che abbiamo più potere contrattuale nella negoziazione, perché il loro benessere trae origine anche dal nostro. Tutto sta nel farlo capire ai tedeschi. Per quanto l’interdipendenza dei paesi europei possa essere ovvia, per loro non sembra essere tale, anche alla luce degli ultimi dati. Le politiche di austerity risultano ancora molto popolari in Germania: i sondaggi affermano che il 50% della popolazione pensa che non ci siano alternative migliori ad esse[vii]. Una situazione che si riflette nelle dichiarazioni dei politici. In una conferenza della scorsa settimana W. Schauble, ministro delle finanze, afferma che “dubbi sulle nostre politiche di bilancio potrebbero fare più danni di qualsiasi programma di stimolo fiscale di breve termine”[viii]. Una dichiarazione che, oltretutto, rende bene l’idea del loro grado di ossessione. L’export non è solo il punto debole politico su cui fare pressione. Come dicevo sopra, in queste condizioni, la Germania rischia di registrare il secondo trimestre consecutivo di recessione, e la situazione sembra dover durare nel tempo: le stime di crescita del pil sono state riviste al ribasso sia per il 2014 sia per il 2015[ix]. L’economia tedesca è sempre stata basata su un eccellente export. Avendo sempre meno clienti a cui vendere i propri prodotti, il meccanismo rischia di incepparsi. Speriamo che se ne accorgano

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[i] http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/4-14102014-AP/EN/4-14102014-AP-EN.PDF [ii] http://www.tradingeconomics.com/germany/factory-orders [iii] https://www.destatis.de/EN/PressServices/Press/pr/2014/10/PE14_352_51.html [iv] http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/14/crisi-renzi-italia-e-stata-vagone-di-coda-ma-ora-e-tutta-leuropa-in-stagnazione/1090951/ [v] http://www.reuters.com/article/2014/10/13/us-china-economy-trade-idUSKCN0I202K20141013 [vi] https://www.destatis.de/EN/FactsFigures/NationalEconomyEnvironment/ForeignTrade/TradingPartners/Tables/OrderRankGermanyTradingPartners.pdf?__blob=publicationFile [vii] https://www.scribd.com/doc/172138343/Gallup-Debating-Europe-Poll-Austerity-Policies [viii] http://www.bloomberg.com/news/2014-10-07/merkel-eyes-measures-to-ward-off-looming-german-recession.html [ix] http://www.bbc.com/news/business-29618609

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