Chi è Jean Tirole e perché ha vinto il premio Nobel per l’economia 2014

di Davide Ferri

tirole

E’ la Francia il faro della ricerca in ambito economico nel 2014. Dopo l’affermazione e diffusione in ambito accademico e non del best-seller “Il capitale nel XXI secolo” di T. Piketty, per il cui lavoro alcuni critici e sostenitori dell’opera invocavano il nobel, e’ stato invece Jean Tirole a vedersi attribuito l’ambito riconoscimento. Il comunicato ufficiale recita come segue:

“The Royal Swedish Academy of Sciences has decided to award The Sveriges Riksbank Prize in Economic Sciences in Memory of Alfred Nobel for 2014 to Jean Tirole, Toulouse 1 Capitole University, France, for his analisy of market power and regulation”.

Invece di proporvi una mera cronaca degli accadimenti, entro nel merito della questione e provo a illustrare le ragioni dell’assegnazione. Prometto subito di non tediarvi con tecnicismi o formalismi, per quanto possibile; mi rivolgerò ad un “tu” profano, come se stessi presentando la materia a mio fratello (il quale la troverebbe estremamente noiosa e probabilmente comunque poco comprensibile, ma questo non importa).

Il terreno di studio di Jean Tirole fin dagli anni 80’ sono stati i mercati oligopolistici, quelli in cui operano poche imprese e a cui non è affatto facile accedere; in realtà, esistono altri elementi che definiscono un mercato oligopolistico, ma, dato che richiederebbero spiegazioni più profonde, mi sforzo di rispettare la promessa poch’anzi fatta e con sommo dolore passo oltre. Ebbene, quali sono i problemi che tale genere di mercati determinano e che li rendono cruciali oggetti di studio?

L’oligopolio implica con alte probabilità assenza/parziale competizione tra agenti produttivi; infatti le poche imprese presenti sono incentivate a collaborare al fine di massimizzare il proprio utile. Dunque, queste tendono ad accordarsi fra loro e determinare i livelli di prezzi, volumi e qualità dei beni prodotti. E’ dimostrabile attraverso teoria microeconomica di base che ciò comporta una perdita di benessere nella società, in particolar modo dei consumatori; per essere più preciso, dovrei tirare fuori delle funzioni di utilità (e qui perdo gran parte dei miei lettori), quindi, seguo l’adagio Virgiliano e passo oltre.

Appare semplice, tuttavia, la soluzione a tale questione: che l’ente statale regolamenti il mercato oligopolistico in modo tale che un principio di competizione venga riproposto e che le imprese producano esattamente la quantità di beni alla qualità e al prezzo che le loro condizioni strutturali, produttive ecc. permettono. Purtroppo, queste condizioni sono spesso ignote all’ente governativo e, dunque, si crea una situazione di asimmetria informativa favorevole alle imprese (vi rimando alla spiegazione su http://it.wikipedia.org/wiki/Asimmetria_informativa; oramai il lettore annoiato è andato, è rimasta la creme, la quale può e vuole informarsi da se’, o sperabilmente già sa). Ad esempio, i costi di produzione sono spesso indeterminati e la qualità dei prodotti non facilmente valutabile.

Ad ogni modo, prima dei contributi di J. Tirole, le soluzioni proposte dai regolatori erano uniformi tra diversi mercati e non si preoccupavano di cogliere le peculiarità di ogni singolo contesto.  Vi elenco alcune delle politiche regolamentari più adottate:

  • Determinazione di un tetto massimo ai prezzi.
  • Proibizione della cooperazioni tra imprese rivali.
  • Incentivo alla collaborazione tra imprese appartenenti a segmenti diversi della stessa catena produttiva.

Ciascuna politica comporta alcuni miglioramenti, ma non è certamente risolutiva di tutte le questioni prima sollevate. Per esempio, il tetto ai prezzi offre sicuramente alle imprese un incentivo a ridurre i propri costi di produzione, ma ne lascia inviolati gli elevati profitti, a danno della collettività. Inoltre, non è sempre vero che la cooperazione nei mercati sia dannosa; è il caso del mercato dei brevetti.

Cosa propone, quindi, Tirole nello specifico per fronteggiare questi problemi?

Per molto tempo l’economista francese si dedica all’approfondimento della teoria dei giochi, in particolare della teoria dei contratti, con le quali studia le reazioni degli agenti produttivi sulla base delle condizioni vigenti e del comportamento altrui. Scopre, dunque, la possibilità di determinare le condizioni produttive di qualsiasi impresa attraverso l’analisi della scelta che questa compierebbe, qualora le fosse permesso di muoversi liberamente. In altri termini, è durante “l’ora d’aria” che i secondini acquisiscono più informazioni sui carcerati. Ogni impresa sceglierà la forma di produzione che più le si addice e da li’ sarà possibile per l’ente governativo determinarne le caratteristiche. La funzionalità di tale proposta fu in seguito supportata da evidenza empirica.

Le regolamentazioni promosse dal potere pubblico, peraltro, devono essere a breve o a lungo termine? Gli studi di Tirole rispondono anche a questa questione. Egli, infatti, dimostra che vincoli di breve termine facilitano il produttore a predire i successivi provvedimenti e conducono, di conseguenza, ad una attività inefficiente. Che incentivi, per esempio, avrebbe una azienda a lavorare duramente e produrre alte quantità di beni, se sa che gli alti profitti derivanti determineranno una politica restrittiva da parte dello stato? Tanto varrà ridurre subito gli sforzi, a scapito, come prevedibile, della collettività.

In terza battuta, molto spesso l’ente governativo demanda le attività di supervisione dei mercati oligopolistici ad una autorità di controllo; tipico rapporto di agenzia, con rischi annessi. Infatti, dal momento che l’autorità delegata è probabile sviluppi più conoscenze del governo sul mercato in questione, la prima potrebbe accordarsi con gli agenti produttivi e fare i propri interessi invece che quelli della collettività. L’ente pubblico, quindi, nel determinare un sistema di controllo, suggerisce Tirole, deve sempre aver presente questo rischio e offrire incentivi al regolatore di pertinenza perché il rapporto di agenzia non vada alla deriva.

Esistono altri fondamentali contributi di Tirole all’analisi dei mercati oligopolistici la cui         trattazione richiederebbe una maggiore profondità argomentativa e formalizzazione( che, nonostante tutto, spero interessino qualcuno e che vi invito ad approfondire qua: http://www.nobelprize.org/nobel_prizes/economic-sciences/laureates/2014/advanced-economicsciences2014.pdf ). Dunque, ci limitiamo a citarne qualcuno:

  • Esigenza di differenziazione delle politiche regolamentari nei diversi mercati oligopolistici.
  • Livelli di desiderabilità di politiche competitive in diversi contesti.
  • Analisi di monopoli/ oligopoli di prodotti appartenenti a diverse parti della catena produttiva.
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