Quello che non siete abituati a sentire sugli F35

di Nicolò Debenedetti

F35C-02

Se la guerra è una cosa troppo importante per lasciarla fare ai militari, figuriamoci lasciare una cosa come la pace ai pacifisti.

Come ben sappiamo, la nostra Costituzione all’articolo 11 dice chiaramente come il nostro Paese considera la guerra. Peccato che gli intellettuali italiani e molti deputati siano troppo pigri per leggere anche gli articoli 52, 78 e 87.

Il programma JSF è da sempre usato come scusa per il populismo più demenziale e cialtrone del nostro paese, un chiaro segno di come in Italia non si sappia assolutamente guardare con un minimo di senso critico a qualunque decisione di interesse nazionale. Ricordiamo tutti perfettamente la voce stentorea di Nichi Vendola ai microfoni nazionali che dall’alto della sua competenza in termini di economia e difesa tuona: “Meno F-35 più asili nido”. Nessuno,però, pensa agli operai dello stabilimento di Cameri, luogo in cui vengono assemblati gli F-35 e che probabilmente diventerà lo stabilimento europeo di aggiornamento e manutenzione di questi gioielli di tecnologia,garantendo un indotto per i prossimi 30/40 anni[i].

Per dare al lettore una visione più chiara e critica della tematica è necessario affrontare il tema punto per punto, partendo dall’inizio.

Che cos’è l’ F-35 e che cosa vuol dire Joint Strike Force ?

Il Lockheed Martin F-35 Lightning II o Joint Strike Fighter-F35 è un caccia di 5a generazione monoposto, a singolo propulsore, con ala trapezoidale, caratteristiche stealth e capacità multiruolo, utilizzabile per supporto aereo ravvicinato, bombardamento tattico e missioni di superiorità aerea. Battendo il Boeing X 32 è diventato il vincitore della gara per il programma JSF (Joint Strike Fighter) per la ricerca di un aereo che potesse sostituire diversi modelli dell’USAF, dell’ Us Navy e dei Marines, coprendo da solo e senza modifiche ruoli che necessitano di più aerei dalle caratteristiche completamente differenti.

Esistono tre versioni dell’F-35: una variante a decollo e atterraggio convenzionale (F-35A – Conventional Take Off and Landing), una variante a decollo corto e atterraggio verticale, per portaerei di dimensioni ridotte come la Cavour (F-35B Short Take Off and Vertical Landing), e una variante per l’uso sulle portaerei convenzionali a catapulta (F-35C – Catapult Assisted Take Off But Arrested Recovery).

Possiamo facilmente capire perchè l’F-35 abbia un costo iniziale relativamente alto e diversi problemi di progettazione (ormai interamente risolti), ma esso è semplicemente qualcosa di mai visto, un aereo estremamente versatile, con bassissimi costi di gestione e che basa la sua superiorità sulla tecnologia e non sull’avionica in senso stretto. Si può facilmente immaginare come con 90 F-35 l’Italia potrebbe coprire ruoli altrimenti impiegati da 250 aerei, grazie alle caratteristiche multiruolo di quest’ultimo.

Punto secondo : Perché costano sempre di più ? Perché ci mettono così tanto ?

A chi lo accusa di perenni ritardi di progettazione e aumento dei costi rispondo che i problemi tecnici emersi sono fisiologici. Con una simile complessità tecnologica, gli inconvenienti tecnici emergono sistematicamente strada facendo. Non conosco nessun progetto per cui la previsione iniziale dei costi sia stata rispettata (e sfido chiunque a mostrarmene uno): non c’è da sorprendersi dunque che aumentino nel corso del tempo.

Punto terzo : Perché non compriamo gli Eurofighter ? Sono pure più fighi…

L’F35 è quello che serve all’Aeronautica e alla Marina italiana: la scelta è stata fatta secondo criteri di esigenza operativa da parte degli alti ufficiali delle Forze Armate. Inoltre, con il tempo, ci sarà la migrazione di know-how tecnologico dagli Stati Uniti verso l’Italia.

Sostituirlo con l’Eurofighter come molti politici nostrani sostengono, non avrebbe senso. Il Typhoon, prodotto dal consorzio europeo Eurofighter di cui Finmeccanica è partner attraverso Alenia Aermacchi, e l’F-35 sono due aerei dalle caratteristiche completamente diverse e progettati per scopi diversi, comprare dei Typhoon e convertirli ad aerei da attacco al suolo ha costi ben più alti di un F-35, e comunque non li si può concepire come aerei interscambiabili per caratteristiche tecniche. Solo gli F-35 possono atterrare e decollare dalla Cavour (gli Harrier sono decisamente troppo obsoleti per qualsiasi scenario): quest’ultima senza gli F-35 verrebbe declassata a porta-elicotteri perdendo peso internazionale non solo in termini di proiezione di potenza ma anche in termini di proiezione tecnologica.
L’utilità della Cavour, infatti, con la sua dozzina di aerei, non è certo quella di proiettare una forza militare nel globo, bensì di portare nei teatri del golfo persico (dove spesso opera) il know-how tecnologico italiano, il quale si presenta fiero anche sull’F-35 (vd. Stabilimento Cameri)

“Ho sentito che la Francia non li compra…”

Paesi con esigenze militari ben più critiche delle nostre hanno optato per l’F-35 (Giappone, Israele e Corea del Sud oltre a tutti gli altri paesi europei aderenti al progetto JSF), piuttosto che per il concorrente più antiquato e meno versatile europeo, perchè dunque rimanere dietro a futili blocchi ideologici quando abbiamo un neonato califfato libico a 20 minuti di volo dalle coste italiane ?

Un altro punto fondamentale che la politica italiana mantiene sconsideratamente e irresponsabilmente nell’ombra è il ritorno economico generato dall’acquisto degli F-35. Le imprese Usa produttrici di motori e cellule hanno garantito un ritorno per l’industria italiana di 13,5 miliardi di dollari per l’intera durata del programma per i contratti di fornitura dell’F35. Sono già 35 le imprese italiane, piccole medie e grandi, che hanno sottoscritto contratti con Lockheed Martin per l’F35 (come l’Oma di Foligno). Ma il novero delle ditte interessate dal programma più in generale potrebbe arrivare anche a 70: si spieghi loro perché si intende uscire dal programma F35[ii]. Se si guarda a questo tema, non si può trascurare l’argomento riguardante il mondo del lavoro. Riprendendo le parole dell’ex ministro Di Paola : «A Cameri c’è un polo di assemblaggio e manutenzione che non ha eguali se non negli Usa, dove i Jsf vengono prodotti. Se oggi dovessimo chiudere tutto, butteremmo via enormi investimenti, metteremmo a rischio 10mila posti di lavoro»[iii].

Se vogliamo fare un dibattito concreto e meno concettuale sulla difesa dovremmo partire da punti ben più fondamentali : in Italia più del 70% del budget difesa serve a pagare stipendi, contro una media europea è del 52%[iv]. Per avvicinarci a quelle proporzioni il “nuovo modello di Difesa” prevede una riduzione drastica del personale di circa 40mila degli attuali 183mila militari e civili appartenenti alle nostre Forze Armate e investimenti in nuove tecnologie che garantiscano l’operatività dei pochi selezionati che rimarranno a servire il paese in uniforme. L’F35 rientra in questo piano, ma il suo costo verrà spalmato in diversi anni (i primi F35 saranno schierati in Italia nel 2018) e soprattutto esso rappresenta una spesa indispensabile a rimpiazzare aerei che ormai cadono in pezzi.

Soprattutto serve a mantenere la posizione dell’Italia nel contesto di organizzazioni multinazionali all’interno delle quali i nostri militari giocano il ruolo cruciale di supplenti allo scarso peso economico, industriale e politico della nazione. Se oggi possiamo credibilmente sedere al tavolo dei grandi (Onu, Nato, Ue, etc.), è anche grazie alla credibilità della nostra macchina militare ed al sacrificio dei nostri soldati, che ovunque nel mondo hanno “messo una pezza” alla mediocrità delle nostre risorse politiche e produttive.

Se intendiamo continuare a sfruttare questa risorsa, l’acquisto di tecnologie adeguate come l’F35 è indispensabile. A meno che non si decida di privarci tout court della nostra macchina militare. In fondo anche il Costarica vive benissimo senza Forze Armate, forse anche l’Italia potrebbe vivere altrettanto bene. Ammesso che in futuro si accetti di avere nello scacchiere internazionale lo stesso peso del Costa Rica.

Occorre una forza armata che disponga di una capacità di proiezione realistica. Occorrono buoni aerei, buone navi, buoni sistemi d’arma, buoni soldati e una efficiente logistica che consenta di portare il tutto laddove la tutela dell’interesse nazionale lo richieda (vedasi il progetto SOLDATO FUTURO ovviamente rinviato, che ci avrebbe permesso una maggiore efficacia sul campo e un minore costo nel lungo periodo dato dal taglio del personale, a fronte di una maggiore spesa iniziale). Dire che in Italia si spenda troppo per la Difesa è sbagliato: come al solito, il problema è che si spende male. Avere a  libro paga più generali per unità delle Forze Armate americane (1 generale ogni 419 in Italia, 1 ogni 1564 negli USA)[v]  è un tipo di stortura tipico di questo paese.

E’ assolutamente necessario, per rimanere competitivi in termini di vendite e capacità, che l’Unione Europea dia maggiore riguardo agli apparati industriali militari, e si avveda dell’assenza di un drone da combattimento serio (il progetto nEUROn non si sa che fine abbia fatto) e appunto di un aereo da combattimento che possa davvero rispondere alle esigenze del XXI° secolo per competere nei mercati emergenti con le aziende americane e cinesi.

A tutti gli umanisti fan di Pasolini: siete antiquati, lui stesso aveva capito di esserlo. La storia ha dimostrato il trionfo della tecnica, se non volete riconoscere l’esistenza di una realtà con cui scendere a patti, andate in Costarica e accontentatevi di assistere ai cambiamenti geopolitici globali da spettatori esterni, con la sola possibilità di lamentarvi riguardo ciò che accade.

La guerra è brutta, ma è una realtà dalla quale non possiamo evadere. Possiamo scegliere, agire oppure venire sommersi. A voi la scelta.

________________________________________________________________________

[i] http://www.airpressonline.it/2630/che-vorreste-sapere-cameri/

[ii] http://www.lastampa.it/2013/05/08/italia/cronache/viaggio-nella-fabbrica-degli-f-a-luglio-il-via-alla-produzione-UCfNrmLNJnFdir6Xdzp5VJ/pagina.html

[iii] http://www.corriere.it/economia/12_luglio_18/dipaola-supercaccia-non-si-toccano-tuteliamo-investimenti-lavoro-baccaro_9f4e8de0-d095-11e1-bab4-ef0963e166ba.shtml

[iv] http://csis.org/files/publication/121212_Berteau_EuroDefenseTrends2012_Web.pdf

[v] http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2012/11/08/news/mandorle-46186503/

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5 risposte a “Quello che non siete abituati a sentire sugli F35

  1. Capito qui per caso a leggere spocchiose teorie di un appassionato di tecnologia militare. “Antiquati” non è uguale a ” sbagliati”, e se pensi che con gli stessi soldi si potrebbe finanziare la sanità o altre sezioni del welfare… Ti dice niente liste bloccate negli ospedali fino a gennaio 2015? Uno stato esiste per tutelare i propri cittadini (che lo formano) o per giocare a fare i grandi nel mondo? E se entrambe le cose fossero da fare, quali sono le priorità? Saluti, mi dispiaccio del tempo sprecato

  2. Capitato in questo sito per caso, da addetto ai lavori delle questioni ambientali / salute pubblica ho trovato piuttosto urtante il riferimento al Costarica, che certo ha rinunciato ad avere un “suo” esercito ma ospita la più grande biodiversità al mondo, pur essendo un piccolo paese. Senza contare che è uno dei paesi più all’avanguardia in tema di gestione e protezione dal rischio idrogeologico. Poiché anche queste sono tematiche che “fanno la storia”, sebbene in modo diverso. Come dire “ad ognuno il suo” e l’Italia, in questo momento, “si lamenta” molto più del Costarica, sotto molti aspetti.

  3. Sugli UCAV, non sono aggiornatissimo, ma Dassault e BAES stanno lavorano insieme ad un programma comune: e penso che qualcosa ne verrà fuori. Certo, per EADS, se la situazione non cambia, è una bella tegola in testa: l’Eurofighter termina, nessun programma di 6° generazione e neppure un UCAV…

    Cmq, si, certo, anytime, aggiungimi su fb o scrivimi ad aa dot gilli at gmail dot com

    ciao, aa.

  4. L’impostazione dell’articolo è generalmente corretta: complimenti. Ci sono però alcune imprecisioni. I ritardi e gli aumenti dei costi sono frequenti e spesso non indicano un fallimento futuro (un esempio è l’AIM-120 AMRAAM). Però non è vero, come si sostiene nel testo, che non ci sono casi di programmi che non abbiano osservato questi due fenomeni. Il Polaris fu un successo. Nel suo libro Flying Blind, Michael Brown elenca diversi esempi. Il sistema missilistico AEGIS è probabilmente un altro caso. Il problema è il procurement americano e, in particolare, le pressioni politiche e le dinamiche burocratiche che spesso determinano questi problemi (si veda il testo di McNaughter del 1989).

    Critica analoga vale per i costi operativi. Secondo il GAO, questi sono estremamente elevati, tanto che un F-35, nella sua vita, potrebbe costare 2.5 volte il costo di acquisto. Non sono aggiornatissimo sui dati, ma credo che le previsioni sui bassi costi operativi provengano dalla US Air Force, la stessa istituzione che continua a sostenere che a regime l’F-35 costerà $60 milioni a pezzo, stima al momento totalmente inverosimile.

    Il nEUROn era un dimostratore tecnologico (FR-IT-SE–CH-GR), così come lo era il Taranis (UK). Con il trattato del 2010, FR e UK hanno deciso di sviluppare in cooperazione il loro UCAV, di fatto lasciando a mani vuote l’Italia e la Germania (che cooperava con la Spagna sul Barracuda). Quindi un UCAV europeo ci sarà, ma coinvolgerà solo due paesi a meno che 1) gli altri non riescano ad entrare nel programma (difficile) o 2) che gli altri non mettano i fondi e la tecnologia per procedere autonomamente (altrettanto difficile).

    saluti, ag.

    • Ciao Andrea, sono l’autore dell’articolo.

      Ti ringrazio per gli interessanti spunti che hai portato e ammetto di aver commesso qualche imprecisione dattilografica, dovevo essere più preciso nel definire i programmi che non hanno avuto incidenti di percorso. Anche la versione più aggiornata dell’ F-16 (in sviluppo) ha problemi simili all’F-35 ed è una piattaforma ben più testata del JSF.

      Sinceramente nel campo missilistico credo che la situazione sia ben diversa sopratutto nei missili cruise dato che ogni progetto è costruito sulle “fondamenta” del modello precedente, l’F-35 è un singolo aereo chiamato a coprire il ruolo di tre aerei differenti.

      Sono d’accordo con te riguardo le stime “falsificate” della USAF. Sono convinto che l’elettronica avanzata e le sue capacità multiruolo (uniti si continui miglioramenti che la loocked ha dichiarato di voler apportare in futuro) riusciranno ad essere accettabili anche per i deboli bilanci europei.

      Conosco la storia del nEUROn ma ricordo anche come l’AD della EADS andò con le lacrime agli occhi a parlare alla commissione europea sulle necessità di un programma UCAV degno di questo nome.
      Rimango tuttora scettico sull’effettiva competività dei programmi in corso vista l’assenza di importanti “firme”.

      Ti ringrazio ancora per il tuo commento, sarei anche molto felice di discutere con te più volte di certe tematiche.

      Saluti N.D.

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