Disputatio: Liberalismo e liberismo

Prefazione
Scrivo questo testo con una sola finalità: discutere.
E’ proprio in questo, infatti, che consiste il nucleo portante di NewLib, concepito come un luogo di scambio di idee e di dibattito dove poter crescere prima di tutto culturalmente. Io e Davide Ferri progettammo tutto nel settembre 2013, e il circolo divenne realtà pochi mesi dopo: gente seduta attorno al tavolo che conversa amabilmente; si discute su temi di filosofia, o teorie economiche, di politica, di cronaca, di attualità.

Nel corso dell’anno, però, questa vocazione culturale di NewLib è andata lentamente perdendosi, oscurata dalle tante energie richieste per tutte le attività intraprese dall’associazione nelle scuole e nell’organizzazione di eventi. Quest’anno, tuttavia, non vogliamo e non possiamo permettere che questo accada nuovamente e che la scintilla iniziale di questo circolo venga ancora soffocata dai troppi impegni. E’ proprio questo lo scopo di questo pezzo, primo di una lunga serie: annunciare la ripresa di ciò che abbiamo lasciato e il nuovo inizio dell’attività culturale del gruppo.

Ripensando alle prime riunioni tenute tra noi, quando ancora si progettava la creazione di questo gruppo, mi sono tornate in mente con manifesta vita le discussioni che tanto resero speranzosi Davide e me: cos’è il liberismo? c’è differenza col liberalismo? La matematica nasce dalla logica, o è il contrario? Esiste un rapporto di gerarchia tra loro? Qual è il nucleo reale di ciò che chiamiamo Destra e Sinistra? Cos’è il vero Statista?
Queste ed altre discussioni simili furono iniziate (e mai finite) all’epoca. Alle prime due partecipò tutto il gruppo; sulla matematica ne discussi a tavola con Davide e Giacomo Mantegazza; sulla destra e sinistra (sempre a tavola – da sempre la buona cucina è madre di grandi pensieri) con Davide ed altri due nostri amici, purtroppo esterni a NewLib; infine, riguardo a ciò che uno Statista debba essere ne discussi con Federico Radice (lascio al lettore la possibilità di dedurre dove).

Tratterò di tutti gli argomenti sopra esposti, più altri ancora, sempre con la speranza di suscitare dibattito di cui nutrirsi.

Liberalismo e liberismo

Ritengo sia doveroso cominciare da una premessa: la distinzione tra liberismo e liberalismo è puramente ed esclusivamente italiana in quanto nelle altre lingue non esistono vocaboli che possano realizzare una dicotomia tra i due concetti.

Sebbene l’esclusività possa indurre i più a ritenere la questione una semplice anomalia linguistica, io ritengo invece che essa dia a noi italiani un’eccezionale opportunità per riflettere, teorizzare e discutere.

Infatti vi è un quasi atavico confronto che vede questi due termini scontrarsi: liberalismo e liberismo sono la stessa cosa? E se non lo sono, vi è una gerarchia tra i due? L’uno implica (necessariamente) l’altro?

Il dibattito su queste domande ha visto molti filosofi, giuristi ed economisti affrontare la questione, ma due più di tutti vi si distinsero: Benedetto Croce (sostenitore dell’idea che liberismo e liberalismo fossero due cose separate) e Luigi Einaudi (che sosteneva la loro sovrapposizione).

Io darò qui una mia interpretazione (che molto si sposa con quella di Croce).

Liberalismo e liberismo sono, a mio parere, due cose distinte.

Il primo appartiene all’ambito morale e spirituale, e pertanto è legato più all’individuo che allo Stato; il secondo appartiene più all’ambito pratico, con una sua evidente applicazione economica e politica e perciò maggiormente legato allo Stato.

Con liberalismo si intende una vasta e complessa costruzione che io definirei ideologica che vede nella esaltazione di tutte le libertà dell’individuo la massima realizzazione del genere umano.

Questa sete di libertà non va accomunata con l’attuale (e secondo me deleterio) slogan “io faccio quel che voglio!”; questa è una sete di libertà morale, un desiderio di assoluta autonomia e indipendenza di pensiero, da adoperare per realizzare al meglio la propria esistenza e nel contempo migliorare la società tutta.

Sebbene il liberalismo abbia un fondamento individualistico, in quanto è l’individuo a dover essere libero (di pensiero prima che di qualsiasi altra cosa), lo scopo finale è il benessere ed il progresso di tutta la società.

E’ dunque sbagliato accomunare i termini liberalismo e laissez-faire, poiché così facendo si attribuirebbe al liberalismo un’aura di individualismo egoistico che non solo non gli appartiene, ma che addirittura esso ripudia.

Tuttavia il termine laissez-faire meglio si accosta al termine liberismo.

Il liberismo prevede che ogni individuo sia (completamente) libero in campo sia economico che politico.

Il liberismo esalta la libertà di iniziativa e vede in questa libertà l’unica possibilità per l’individuo di realizzare se stesso e migliorare la propria condizione; ed è proprio migliorando ciascuno, liberamente, la propria condizione che l’intera società verrà migliorata.

Il liberismo si distingue dunque dal liberalismo anche in questo: esso è egoistico.

Dunque il miglioramento ed il progresso della società sono lo scopo del liberalismo, mentre sono “l’effetto collaterale” del liberismo, effetto che si realizza, parafrasando Adam Smith, poiché i vari egoismi individuali cooperano al bene collettivo.

Liberismo e liberalismo non possono dunque essere sovrapposti, nè possono essere considerati alla pari in quanto il liberalismo è palesemente superiore: esso infatti è di carattere morale, persegue il progresso della società e non è egoistico.

Ad argomentazioni di tal fatta si può facilmente replicare sostenendo che nei fatti, l’uno implichi l’altro e che non possa esistere il liberalismo senza liberismo (e viceversa).

Lo stesso Einaudi replicò a Croce chiedendogli se possa “esistere l’essenza del liberalismo, che è libertà spirituale, laddove non esista proprietà privata e tutto appartenga allo Stato”. Einaudi va oltre, spiegando come secondo lui non possa esservi libertà di pensiero dove non vi è una certa dose di liberismo economico e che non vi è libertà “in una società economica nella quale non esista una varia e ricca fioritura di vite umane vive per virtù propria, indipendenti le une dalle altre, non serve di un’unica volontà.”

A questa argomentazione si può rispondere, confutandola, sia filosoficamente che storicamente.

Filosoficamente basta rispolverare varie dottrine filosofiche che esaltano la libertà dell’individuo, prima tra tutte (prima in base alle mie personali preferenze) lo stoicismo: un uomo, anche se schiavo, è sempre libero, purchè indipendente nel proprio pensiero.
Vi è inoltre una frase di un “certo” filosofo tedesco dell’Ottocento (no, non era uno stoico) che riguardo alla libertà disse: uno può anche possedere un uomo e disporne a tal punto da comandarne la morte, ma sebbene possa essere padrone della vita del servo, non sarà mai padrone dello sguardo che il servo assumerà in punto di morte.

Storicamente infine si possono presentare due esempi a sostegno del fatto che liberismo e liberalismo possano esistere distinti : la Cina di oggi giorno e la Francia di fine 800 (dopo la fine del Secondo Impero).

Quella della Francia di fine Ottocento fu forse una delle società più liberaliste mai esistite e di sicuro fu la più liberalista del tempo. Tuttavia le decisioni economiche prese dai suoi governanti furono tutt’altro che liberiste: infatti la Francia abbandonò il libero scambio e tornò al protezionismo e subentrarono alcune regolamentazioni al mercato prima assenti.

Infine la Cina.
La Cina è oggi uno degli Stati più illiberali al mondo. Eppure, nonostante la sua monolitica facciata socialista, al suo interno vi sono molte politiche liberiste che stanno creando mercati all’interno del Paese e fuori di esso e che hanno reso la Cina un gigante economico planetario.

Rimane dunque da chiedersi perchè solo in italiano vi sia una distinzione tra liberismo e liberalismo.

Io ritengo che ciò sia dovuto al fatto che entrambi siano nati all’estero (il liberismo in Inghilterra, il liberalismo in Francia) e che siano stati importati con modalità differenti pressoché nello stesso tempo, e ciò diede ad alcuni esponenti delle classi colte del tempo la sensazione che fossero due concetti differenti e distinti.

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3 risposte a “Disputatio: Liberalismo e liberismo

  1. Non mi sono forse spiegato bene, la mia critica era al succo del discorso che mi sembrava di carpire dal tuo articolo (magari, anzi, molto probabilmente, sbagliando): la libertà “economica” è diversa da quella “politica”, pertanto E’ POSSIBILE AVERE L’UNA MA NON L’ALTRA . Ho cercato di spiegare perchè secondo me invece le due libertà devono coesistere obbligatoriamente, perchè come diceva Einaudi “La libertà economica è condizione necessaria di quella politica” o, per dirla in altro modo, la tipologia di sistema economico influisce sulla cultura molto più di quanto si creda. Le varie Civiltà hanno avuto più o meno vivacità culturale, penso, soprattutto in ossequio al grado di apertura o chiusura delle loro economie; la possibilità di avere uomini magari “poveri monetariamente” (con libertà economica non intendo per forza essere ricchi) ma sinceramente liberi nell’animo, grazie alla loro idee, alla loro conoscenza (come tu giustamente evidenzi), era anche frutto del sistema economico libero nel quale vivevano. Come diceva Thatcher “L’economia è il mezzo, l’obiettivo è quello di cambiare il cuore e l’anima”. Se ho interpretato male il succo del discorso e se col tuo articolo volevi solo intendere che la libertà economica era un “di cui” della libertà in generale, ma che proprio per questo motivo non possono essere separate (cioè se la frase in stampatello è una conseguenza che ho sbagliato ad interpretare), mi scuso per l’ “inutile predica” perchè siamo d’accordo.Ti ringrazio per la pazienza che mi hai dimostrato rispondendomi con tanta dovizia e perdonami se replico così tardi.

  2. Caro Paolo, ti risponderò per punti.
    Tanto per cominciare sono felice che tu abbia commentato e che tu non sia d’accordo con me:questo significa che io ho ottenuto il mio scopo, ovvero creare dibattito.
    Ora, per quanto riguarda le risposte:
    1) Io ho detto che il liberalismo esalta TUTTE le libertà, quindi anche quelle economiche e non ho mai detto che l’egoismo liberista sia contro il miglioramento della società, anzi, ho detto che il liberismo si prefigge di ottenere proprio questo. Tuttavia, ho detto che per il liberismo il miglioramento della società è una conseguenza, quasi un effetto collaterale, ed è così, e la dimostrazione la fornisce proprio il teorema del benessere che tu stesso hai citato. Quando gli individui effettuano scambi, non lo fanno per realizzare il benessere della società, ma per massimizzare il proprio. La massimizzazione del benessere della società vi è perché se ogni individuo massimizza egoisticamente il proprio benessere, la società tutta migliora (“i vari egoismi individuali cooperano al bene collettivo”). E lo stesso accade con la libertà economica. Ad esempio, un qualsiasi imprenditore, quando decide come organizzare la propria attività, elabora una strategia che massimizzi il proprio benessere, o quello di tutta la comunità? Ovviamente (e giustamente) egli vorrà massimizzare il proprio. Qualora l’impresa funzioni, allora anche tutta la comunità beneficerà dall’impresa.
    2) E’ vero, una persona libera interiormente vorrà esserlo anche concretamente. Ma io non ho detto che la libertà interiore è superiore a quella concreta. Io ho detto che il liberalismo, che esalta OGNI libertà (e quindi anche e soprattutto quella interiore) è superiore al liberismo, che esalta solo quella economica. Perché? Vado per esempi: tutte le persone sono davvero libere concretamente? Io non credo, anzi, penso che persone materialmente libere ve ne siano ben poche. Quante volte le nostre scelte devono confrontarsi con vincoli di bilancio? Ed esso stesso (il vincolo di bilancio) non è qualcosa che vincola e limita di fatto la nostra libertà? Pertanto una libertà economica assoluta è pressoché impossibile. Ora, la libertà interiore può renderci assolutamente liberi? Sì. Il pensiero può essere assolutamente libero, indipendentemente dalle circostanze esterne e dalle nostre scelte, dettate anche, e soprattutto, dalle non libertà economiche.
    3) Confesso di non capire il perché della tua obiezione sulla Cina: io non ho detto che la cina sia liberale, anzi, l’ho definita uno dei paesi più ILLIBERALI al mondo (“La Cina è oggi uno degli Stati più illiberali al mondo”), ed anche io ho detto che ha fatto riforme liberiste (“al suo interno vi sono molte politiche liberiste che stanno creando mercati all’interno del Paese e fuori di esso e che hanno reso la Cina un gigante economico planetario”).
    4) Dici che l’unica vera libertà viene dalla libertà economica. Ma ne sei davvero convinto? Le disponibilità economiche sono strumenti, che ti consentono di realizzare al pieno la tua libertà, ma se non sei libero interiormente, per quanti soldi tu possa avere, non sarai mai libero per davvero, perché non sarà la tua coscienza (o anima o spirito o chiamalo come preferisci) ad indicarti come usare le tue disponibilità.

    Se vorrai rispondere ancora, sarò estremamente lieto di continuare la conversazione. Con te e con chiunque altro lo desideri.

  3. tu scrivi: “Con liberalismo si intende una vasta e complessa costruzione che io definirei ideologica che vede nella esaltazione di TUTTE LE LIBERTA’ DELL’INDIVIDUO la massima realizzazione del genere umano”,…non egoismo? Esaltare tutte le libertà non vuol dire a maggior ragione esaltare quelle economiche? L’egoismo liberista è obbligatoriamente contro il “miglioramento della società tutta”?
    Il primo teorema del benessere spiega che con lo scambio, quindi con il liberismo, tutti stanno meglio di prima (anche se alle volte può non essere così, vedi teoria dei giochi): il liberismo non ha così realizzato il benessere generale?
    Come è possibile esaltare una libertà totalmente interiore, declassando la libertà manifestabile all’esterno? Perchè la prima è superiore alla seconda (tu scrivi: “nè possono essere considerati alla pari in quanto il liberalismo è palesemente superiore: esso infatti è di carattere morale”)? Cosa c’è di più coerente di un uomo libero nella sua mente e anche libero nella concretezza? Quindi come può una persona libera, che sia davvero tale, non volere la libertà anche nella concretezza di tutti i giorni (liberismo economico)? io la penso come Einaudi. La Cina, penso, non può essere considerata un paese liberista: il livello di dirigismo economico è ancora piuttosto alto, inoltre probabilmente il motivo per cui ha avuto tassi di crescita così alti è che proprio 30 anni fa ha fatto riforme liberiste (Xiaoping) e c’è chi sostiene che, se non ne fanno altre, la crescita allegra di questi anni inizierà a diminuire. Infine non tutti gli uomini hanno una mente tale da poter vivere in una situazione di libertà solo intellettuale, ma non economica. Queste menti però, se lasciate libere economicamente, riescono a creare grandi cose, utili per la società: sono le persone più “pragmatiche”, gli imprenditori, che badano solo alla “reale” vita di tutti i giorni e che pertanto senza quella vita sarebbero nulla. Forse addirittura, alle volte, la libertà pragmatica, al contrario di quella meramente morale, è sintomo di libertà autentica; forse chi non abusa della parola libertà nei suoi pensieri/discorsi, perchè intellettualmente “umile”, è più libero di chi la utilizza (al giorno d’oggi per esempio) più per sfoggio di cultura che per autenticità.

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