Riflessioni su un capitalismo ideale

di Davide Ferri 

Il massimo sistema del mondo non ritengo necessiti di alcun articolo apologetico. La seguente vuole essere una breve analisi concernente il pensiero filosofico che soggiace al capitalismo, una riflessione che ha l’ambizione di mostrare l’oggetto nella sua essenza al di là della concretezza a della contingenza a cui siamo soliti ricondurlo.

Tengo subito a precisare che non intendo attribuire un giudizio etico al capitalismo definendolo massimo sistema del mondo; mi limito semplicemente a constatare la sua preminenza nella realtà attuale.
E’ d’obbligo peraltro chiarire, perché l’argomento trattato risulti chiaro e comprensibile al lettore, la definizione dell’oggetto che ci accingiamo a trattare: Il capitalismo è per definizione un sistema economico e sociale in cui vige la proprietà privata dei mezzi di produzione, divisione tra capitale e lavoro, investimento in beni che vengono commerciati in libero mercato in vista di un profitto. Tale definizione vuole essere generica e comprendere tutte le varie forme di capitalismo che si sono alternate nella storia, da quelle più rigorose e liberiste a quelle più critiche e revisioniste. Il dibattito politico non è il punto su cui si intende focalizzare l’interesse del lettore.

Sorge innanzitutto spontanea la domanda: cos’è il capitale?Il capitale consiste nei beni investiti per ottenere una plusvalenza,una differenza positiva tra ricavi e spese. Da ciò possiamo dedurre una delle fondamenta di questo particolare sistema: si tratta della fame di progresso, di miglioramento,di perfezionamento. In questo senso il capitalismo potrebbe essere interpretato come massima espressione umana: esso è in sostanza l’oggettivazione della sua natura, allo stesso tempo stimolo e realizzazione della sua elevazione.

Tale propensione si sviluppa qualora l’individuo senta il proprio agire come conforme rispetto al proprio interesse. Solo in questo modo sarà incentivato e svilupperà la propensione a cui prima si accennava. Ciò tuttavia non deve essere necessariamente in conflitto con l’interesse della collettività, bensi’ , come sostenuto da Adam Smith ne “il benessere delle nazioni”,eventuali discrepanze possono spontaneamente risolversi. Tale visione, per quanto sembri sia stata smentita dagli eventi degli ultimi secoli, conserva,a mio parere,un importante spunto di riflessione. La storiografia Marxista ci ha abituati a considerare capitale e lavoro come necessariamente conflittuali. Ma non è forse vero che un sistema economico stabile, in cui cioè l’investimento dei capitalisti si riveli proficuo, è caratterizzato da una distribuzione delle ricchezze il più possibile omogenea? Forse che a lungo termine gli interessi di queste due classi possano coincidere, sebbene a breve termine appaia esattamente il contrario?

Perchè un individuo possa essere realmente libero e seguire il proprio interesse, è essenziale che esista un siffatto sistema. In altri termini il capitalismo è condizione necessaria della libertà; sto facendo riferimento ad una accezione più ampia possibile di libertà e che comprenda quindi anche l’agire economico. Come infatti gli individui potrebbero pensare, esprimersi e decidere liberamente se si trovassero vincolati da legami necessitanti? Come potrebbero condurre una vita libera se le scelte riguardanti la loro esistenza produttiva non spettassero direttamente a loro?

Se dunque una società non può definirsi realmente libera in assenza del modo di produzione capitalistico, non è altrettanto vero che tale sistema implichi l’esistenza di una società libera. Numerosi sono gli esempi storici che dimostrano come regimi autoritari abbiano adottato almeno in parte questo modo di produzione. Per approfondire l’argomento consiglio la lettura di M.Friedman e di V.Castronovo.

Il capitalismo è per natura un sistema problematico e anti-dogmatico, capace di mettere in dubbio se stesso. Se ciò non corrispondesse a verità come sarebbe possibile assumere posizioni avverse ad esso al suo interno, cosa che normalmente e proficuamente avviene? Non si tratta di una concezione del mondo, semmai di una proposta,un modello valido fino a quando il fruitore ne ritenga vantaggioso l’utilizzo. Non promulga una dottrina unica da accettarsi universalmente, ma permette l’esistenza di minoranze e favorisce varietà di posizioni.

Elemento e principio fondante del sistema è dunque la meritocrazia. Non dimentichiamo che stiamo compiendo una analisi ideale dell’oggetto, di cui quindi trascuriamo quelle imperfezioni attribuibili alla contingenza e temporalità storica. Il capitalismo presuppone una competizione che permetta l’emergere di colui che risulti migliore in base ai canoni stabiliti dalla società stessa. Esso si fa garante della mobilità sociale e indirizza ciascun individuo verso la propria propensione, il proprio talento,attraverso il quale questo troverà massima espressione di sé. Allo stesso tempo tuttavia non annichilisce coloro che al saldo della competizione risultino sconfitti, ma sposa la problematicità da loro rappresentata, considera le differenze e le valuta secondo un metro oggettivo, il grado di consenso che riscuotono.

Il capitalismo viene spesso tacciato di materialismo ed individualismo. A mio parere, ciò è frutto di un profondo fraintendimento: il sistema non è altro che un mezzo, uno strumento,il quale deve essere ben distinto dall’uso che se ne fa. Esso è stato progettato come strumento di libertà, come espressione dell’essenza umana priva di vincoli innaturali. E’ questa libertà che ha condotto l’uomo a risvolti e sviluppi che oggi noi aspramente critichiamo. Ma è quella stessa libertà che ci permette di rifiutare tali tendenze e di elaborare una nostra posizione; non possiamo rinnegare qualcosa che è condizione necessaria della nostra libera rielaborazione.

Ad oggi la macchina appare essersi inceppata ancora, la tendenza all’avversità e al rigetto verso questo sistema è diffusa. Qualunque sia l’opinione personale del lettore, rispetto alla quale spero che questo articolo abbia costituito un arricchimento, ritengo sia indispensabile tenere conto del valore di tutto ciò e riflettere su quanto la nostra civiltà sia in debito col modo di produzione capitalistico.

NY_stock_exchange_traders_floor_LC-U9-10548-6

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...