Un paese che procede a tentoni

La-spending-review-di-Cottarelli-i-numeri-che-possono-salvare-Renzi_h_partbL’altro ieri lo sfogo del commissario straordinario per la spending review Carlo Cottarelli, il quale dal suo blog denuncia il perverso meccanismo dell’attuale governo di utilizzare risparmi futuri per finanziare spese presenti. Ieri, le reazioni dell’esecutivo: la revisione della spesa è una scelta politica, non dipende da una singola persona: in parole povere, Cottarelli dice cose fin troppo sensate e sarebbe anche giunto il momento che se ne vada.

Quel che colpisce maggiormente di questa vicenda è l’incoerenza. Non incoerenza con posizioni precedentemente prese (sarebbe fin troppo bello), ma logica. La situazione italiana è chiara da ormai parecchio tempo: una spesa eccessiva e soprattutto mal utilizzata costringe lo Stato ad una tassazione elevata che risulta soffocante per imprese e cittadini. Da ciò l’esigenza di una spending review che possa tagliare gli sprechi, permettendo così allo Stato di allentare la stretta fiscale.
Usare i risparmi derivanti da queste operazioni di revisione per finanziare altra spesa (come la “Quota 96” citata dallo stesso Cottarelli – ovvero prepensionamenti per dipendenti scolastici, ovvero ennesima disparità di trattamento tra lavoratori, tra l’altro) è inutile.Oltretutto, nel caso in cui le risorse liberate dalla revisione non siano sufficienti, si procederà tramite tagli lineari ai ministeri. Un altro modo di prendere in giro Cottarelli: lui fa un lavoro accurato, noi, nel caso, tagliamo un po’ dove capita. A questo punto, si potrebbe anche lasciare la spesa attuale lì dov’è, risparmiando i soldi che un’accurata analisi dei bilanci dello stato richiede.

Insomma, stiamo dando l’ennesima dimostrazione della nostra mancanza di visione e di progettualità. La spending review è un progetto di lungo termine che i nostri politici miopi non sono in grado di comprendere. Spandere, invece, dà un effetto immediato. Il Pil cresce subito, se cresce la spesa pubblica. Per non parlare del consenso. Poco importa che nel lungo periodo ci troveremo ancora con gli stessi sprechi, e probabilmente con un debito ancora più insostenibile. Dopodomani ci sono le elezioni, abbiamo bisogno di prepensionare, non c’è tempo da perdere!

Purtroppo, siamo un paese che procede a tentoni. Così facendo, ad ogni piccolo ostacolo cambiamo direzione, rimanendo sempre allo stesso punto. Sempre più indietro rispetto agli altri.

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