La giungla delle partecipate italiane: presentazione di un progetto

palazzo senatoriko

Immaginate il sindaco della vostra città che vi vende bastoncini Findus, oppure un assessore alle politiche agricole che produce formaggi: ebbene, nella giungla delle partecipate italiane succede questo e tanto altro. Una situazione tra il comico ed il tragico

Ora, cerchiamo di inquadrare questo problema.

Cosa e quante sono queste partecipate? Quanto ci costano? Le cosiddette partecipate sono delle aziende il cui capitale sociale è interamente o parzialmente di proprietà di un soggetto pubblico. Questo può essere direttamente lo Stato Italiano o altri enti e amministrazioni minori. Teoricamente, lo scopo di queste società è di fornire servizi di utilità sociale, i quali potrebbero non essere garantiti se le imprese operassero secondo obiettivi di economicità. Il numero di queste aziende è aumentato vertiginosamente negli ultimi decenni, soprattutto a livello locale o regionale, e non sempre perseguendo interessi comuni, bensì le solite note logiche clientelari. Vorremmo essere in grado di darvi numeri precisi sul “fenomeno partecipate”. Tuttavia, la confusione su questo argomento è tale che nemmeno lo Stato Italiano ha certezza di quante esse siano. Possiamo, quindi, solo aiutarvi a comprendere l’ordine di grandezza del problema. A seconda delle banche dati utilizzate, il numero totale di aziende partecipate varia tra le 8.000 e le 10.000 unità, anche se si sospetta ce ne siano ancora di più. Di queste, solo il 20% si occupa di garantire i servizi pubblici classici, come la distribuzione di acqua, lo smaltimento di rifiuti e il trasporto pubblico. Un altro 40% viene utilizzato per garantire servizi agli enti di controllo. Il restante 40% sono aziende vere e proprie che vendono prodotti di vario genere non differenti da quelli già presenti sul mercato. Globalmente, queste rappresentano un grave peso per le casse dello Stato. Il totale dei pagamenti erogati ad esse ammonta, infatti, a circa 26 miliardi di euro: un dato impressionante, soprattutto se rapportato alle difficoltà incontrate nel tentare di reperire 1 o 2 miliardi per scongiurare l’aumento dell’Iva. Per di più, circa una partecipata su tre risulta in rosso, per un buco complessivo di 1,2 miliardi l’anno. Oltretutto, non operando in un contesto di mercato, queste aziende sono spesso mal gestite, il che porta ad inefficienze che sono scaricate sugli utenti tramite tariffe più elevate.

Questi dati possono offrire solo una panoramica generale di questo fenomeno che attanaglia l’Italia da ormai parecchio tempo. Tuttavia, analizzare più approfonditamente le partecipate statali è doveroso e a tratti divertente. Ed è anche per questo motivo che noi di New Lib nelle prossime settimane abbiamo deciso di affrontare questo argomento. Continuate seguirci qui e sulle nostre pagine Facebook e Twitter

Stay tuned!

Pietro Salis, Alessandro Mascaro

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...