Fenomenologia di una pesca: un saggio alla frutta

“Der liebe Gott lebt im Detail”- Il buon Dio vive nel dettaglio.
Con queste parole Aby Warburg, uno dei più grandi critici d’arte a cavallo tra ‘800 e ‘900 cui oggi è dedicato uno dei più importanti centri di ricerca di cultura rinascimentale, il londinese Warburg Institute, riuscì ad individuare l’elemento più significativo della saggistica occidentale nella capacità di descrivere la visione d’insieme a partire da un minuscolo ma fondamentale dettaglio.
Fu quest’ intuizione a dare il via all’ iconologia, quella branca della storia dell’ arte che si occupa dello studio degli elementi simbolici.
Uno dei più grandi luminari in questo campo fu Ernst Gombrich, che per primo scrisse un manuale di storia dell’ arte che facesse leva sui piccoli dettagli delle grandi opere. Esempio sublime di questo metodo è la descrizione che egli fa del passaggio dall’ età arcaica a quella classica nella storia dell’ arte greca, evidenziando come nei vasi greci progressivamente i piedi non venissero più raffigurati di profilo ma frontalmente, denotando un netto cambio di mentalità verso un nuovo realismo che sarà quello della scienza e della filosofia nell’atene periclea.
Questa rinnovata attenzione verso i particolari è stata una ventata d’aria fresca per la cultura europea, ribaltando l’atteggiamento di chi cercava di adattare questi ultimi alle grandi tematiche e idee storiche anziché dedurle da essi.
Sono infatti i dettagli che caratterizzano le nostre vite e definiscono le nostre scelte.
Ogni momento, ogni emozione, ogni sensazione è accompagnata dal particolare che la identifica e la incastona nella nostra mente, rendendo sufficiente il rievocare quel dettaglio affinché una sterminata serie di suoni, volti e sentimenti passati ci facciano rivivere uno specifico frangente della nostra vita.
Ed è così che l’estate, la mia estate, con tutte le affezioni che vi seguono, dalla salsedine che graffia la schiena alla luna che d’un tratto emerge dalle onde come un pesciolino in fuga, dagli orari distesi e allungati come una tela di Dalì a quella sensazione di intontimento e spaesamento che si prova nel non sapere più che giorno sia e ci fa credere per un attimo di aver eluso il tempo che scorre, tutto questo è insito per me in un particolare ben preciso, o meglio in un sapore.
E’ quello della pesca noce sciacquata nella riva, che in bocca esplode nella violenta lotta tra il dolce fruttato e il salato marino, e fa storcere il naso in un misto di appagamento e ritrosia.
Ed è così che quando inizia l’estate e gli altri si trovano già al mare, aspettando che inizi la mia mi presento dal fruttivendolo a comprare delle pesche noci, e, dopo averle sciacquate sotto il rubinetto ed assaporate, provo quel senso di malinconia che solo l’incompiutezza di un dettaglio mancante può conferire.
L’estate, la mia estate, è una pesca noce stretta tra le grinfie del sale marino.

Clemente Micciché

Renoir natura morta

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