Non buttiamoci via!

IlDisagio

Che ci facciamo noi in questo mondo? Sembra che ormai la natura, i mari e le terre ci appartengano e che possiamo usufruire di essi come più ci aggrada; sembra ormai di essere noi i padroni di ciò da cui veniamo e non piuttosto umili persone grate alla potenza che ci ha posto.
L’uomo medio ha preso a vivere le proprie giornate con un’indifferenza quasi apatica verso ciò che lo circonda: soldi, sesso, successo, niente di più niente di meno: sono questi gli obiettivi di vita. Non c’è più stupore di fronte a un arcobaleno, né il tempo per leggere un buon libro e a sera tarda non c’è più nessuna domanda che scuota il cuore e lo spirito, perché ormai domandarsi qualcosa sembra attività non riconosciuta.
Sembra che ormai essere buoni corrisponda ad essere falliti, ma come si può mai associare tale qualità nobile a una situazione di così basso rango?
Sembra che tutto ciò in cui crediamo, o vorremmo credere, venga lentamente distrutto da luoghi comuni che ci vengono impressi in testa da qualsivoglia mezzo di comunicazione di massa. Sembra che l’uomo non esista per pensare, ma per essere strumento di trasmissione del pensiero altrui, ed è per questo che chi prova a pensare da sé viene subito marchiato ed etichettato come continuatore di un mondo che non esiste più e di conseguenza come ostacolo per il prosieguo dell’evoluzione, chiamiamola tecnologica e materialistica.
Mi guardo attorno e non vedo individui, vedo persone tutte uguali, tutte improntate allo stesso stile di vita; uno stile di vita imposto da qualcuno che un giorno ha deciso di impossessarsi delle nostre menti e di trattarci come irrispettosi burattini di un teatro dell’assurdo. Proprio perché privi ciascuno della propria individualità, queste persone vagano per il mondo non ponendosi nessuna domanda e vivendo sotto il giogo degli innumerevoli luoghi comuni.
Ma noi uomini, noi artisti, noi gente con il cuore, ci stiamo a questo gioco? Vogliamo davvero lasciare che la bellezza del mondo ci sfugga di mano? Vogliamo soffocare la nostra libertà dentro i giudizi e le opinioni altrui? Perché non andiamo più in profondità? Perché non andiamo a cercare l’essenza di ciò che viviamo? Perché non facciamo tutti una trasfigurazione delle priorità mettendo al primo posto cose più importanti, cose più universali, cose che ci permettono di elaborare pensieri infiniti, eterni?
L’uomo non è fatto per sopravvivere, l’uomo è fatto per vivere; e per vivere, bisogna restare se stessi, bisogna tenersi stretta la propria individualità e la propria capacità di pensiero, perché è essa che ci contraddistingue, è essa che ci identifica ed è essa che ci diversifica dagli animali e dalle macchine. Un uomo che non cerca la libertà per paura di restare solo, è come un pescatore che non punta l’infinito per paura di non raggiungerlo.
Perché e vero, potrà non raggiungerlo, ma prodigandosi per farlo ha tagliato il traguardo ultimo della sua vita: trovar se stesso.Siamo noi le persone più importanti per noi stessi.
Non buttiamoci via.

Giovanni Viglino

Annunci

Una risposta a “Non buttiamoci via!

  1. Il carattere estremamente generale dell’argomento trattato non può non esporre l’articolo a facili critiche. Quello di cui si vuole dibattere, è la nostra personalissima soggettività. Avventura particolarmente arrischiata per due motivi: 1) l’ingente volume di scritti che ne trattano 2) la particolarità del linguaggio che dovrebbe essere usato.
    Ecco, sul primo non mi dilungherò perchè in effetti sono state scritte montagne di roba su praticamente tutto. Sul secondo vale la pena soffermarsi: il modo più efficace, forse l’unico, per trasmettere questo genere di concetti, sono le immagini. Fa ridere pensare che qualcuno possa veramente pretendere di venirmi a parlare in maniera discorsiva di quello che ho io dentro: quello che ho io dentro, se vuoi raccontarmelo tu, devi ispirare in me un senso di stupore (insoddisfazione,traviamento,…). Bisogna fornire al lettore dei presupposti, così solidi, tali che egli non possa non giungere alle conclusioni individuate dallo scrittore.
    Se si vuol parlare di qualcosa che è stata già detta, lo si faccia in maniera nuova (e possibilmente interessante).

    Inoltre, è una mancanza di rispetto nei confronti del pensiero stesso l’assenza di un sacro concetto che sempre dovrebbe essere presente, il Dubbio. Posso capire che un articolo così breve deve essere incisivo e convincente, ma la mancanza del Dubbio quando si parla del tema esistenziale è a dir poco terrificante. (l’efficacia di uno scritto è diversa dalla perentorietà: questo è perentorio, non efficace)

    Potrebbe sembrare un “muro contro muro” di opinioni: “la mia parola contro la tua” ma, in sintesi (e senza nessunissima pretesa di individuare il giusto e lo sbagliato) penso che al giorno d’oggi non si sia persa la sostanza, ma la forma (vedere punto 2 della rischiosità dell’avventura). Il mondo in cui viviamo non potrà mai privarci di quelle meravigliose sensazioni che proviamo di fronte ad un tramonto, o assistendo ad una scena di infinità bontà, o la soddisfazione tutta particolare del girovagare con la mente verso i confini della ragione; quello che stiamo perdendo è la forma. Anche duecento anni fa c’era gente insensibile e gente sensibile allo spettacolo della vita, proprio come oggi. Quella che ci stiamo facendo sfuggire di mano è la comunicabilità di tali meraviglie. Oggi, meno che in passato, siamo capaci di convincerci l’un l’altro della meraviglia che ognuno di noi trova nella sua vita. Questo perchè siamo “meno creativi” o perchè siamo “meno recettivi” ?! Booooooooooooooh, chissà. (notare: presenza del concetto di Dubbio).

    P.S. il paragone con il teatro dell’assurdo è ABOMINEVOLE: passi, se ci si vuole fermare alla superficiale sensazione cui ci richiama la formula sentita e risentita “teatro dell’assurdo”; nel caso in cui si voglia intendere teatro dell’assurdo in quanto genere letterario, non ci siamo, no no. I personaggi nel teatro dell’assurdo possiedono una dignità ben precisa, portano una croce pesantissima, ottemperano al difficilissimo compito di metterci di fronte l’insensatezza della vita (la quale non è neanche sempre il fine delle opere) svelandoci la sua incomunicabilità. Essi non agiscono insensatamente perchè qualcuno glielo impone, essi non sanno nemmeno di agire insensatamente… in effetti, pensandoci, essi non agiscono insensatamente. Essi seguono una logica ben precisa, la logica del libero arbitrio e di tutte le chiacchiere che sono alla base di qualsiasi altro genere letterario. Anzi, ciò che rende il teatro dell’assurdo appunto assurdo, è che i personaggi si comportino così anche se potrebbero fare diversamente: la loro è una scelta. Sono un simbolo di come TUTTO sia teatro dell’assurdo…mostrando qualcosa di plausibile, ma insensato, si può estendere il dominio, poichè se è insensata una cosa plausibile, “lo sono tutte”.

    Non vuole essere una critica per forza negativa, solo uno stimolo al reciproco migliorarsi. Mi scuso dell’abbondanza di virgolette e parentesi.
    Pace, amore, e tanta droga.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...