Non chiamateci debosciati! Un manifesto per i giovani. di Giacomo Mantegazza

 

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“Questi giovani sono degli smidollati!”, “Siete una generazione di debosciati, ai miei tempi si andava in piazza a protestare!”… Probabilmente qualsiasi lettore con meno di venticinque anni si sarà sentito ripetere questa litania almeno due o tre volte all’anno, mentre coloro che la pronunciano tengono a molto a rimarcare il concetto tutte le volte che ci incontrano. Noi però ci siamo stufati di ascoltare sempre le stesse cose, dato che crediamo che non corrispondano al vero. Per dimostrarlo abbiamo deciso di metterci in gioco, ed è per questo che è nata New Lib Society.

New Lib Society (si provino i lettori a immaginare cosa significa Lib) è un circolo culturale che riunisce un gruppo di studenti universitari e liceali con un’idea ben precisa: siamo stufi di sentirci dire che noi siamo smidollati, che il Paese in cui viviamo è ormai morto e che l’unica cosa che potremo fare sarà darcela a gambe appena possibile. Se l’Italia è in uno stato penoso sarà colpa di qualcuno (magari delle famose generazioni che erano molto attive?), ma questo a noi non importa. Saremo noi a dover vivere in questa Nazione, e quindi toccherà anche a noi dare una mano a ricostruirLa. Non deve però essere riedificata sulle stesse fondamenta di adesso, vorremmo che fosse un paese in cui prima di parlare si riflette, un paese in cui l’ignoranza non faccia da padrona. Crediamo nel libero confronto tra diverse opinioni come l’unico modo per ricomporre fratture altrimenti insanabili. Tuttavia il dibattito tra ragioni diverse esiste solamente se c’è rispetto per la controparte: non si può dire di voler discuter, salvo poi esprimere sentenze a priori ed essere preda dei pregiudizi. Pertanto pratichiamo questo salutare esercizio di tolleranza ogni giorno: tra di noi esistono importanti differenze di origine familiare, culturale e, perché no, anche di visione politica, ma non per questo ci insultiamo a vicenda. Quando discutiamo di qualcosa ci ascoltiamo, ma soprattutto ci critichiamo (nel senso positivo del termine), poiché è solo con la critica costruttiva che è possibile trarre un pensiero unitario dalla diversità.

Molti di noi sono studenti dell’Università Bocconi e, naturalmente, la discussione verte spesso su temi di natura economica: se si dovesse cercare una singola parola per esprimere il nostro orientamento, probabilmente non basterebbe l’intero dizionario della lingua italiana. Ci sono però alcuni capisaldi che riteniamo essere fondamentali: 1) Il regime di libera concorrenza genera il massimo surplus sociale per i partecipanti ad un mercato, ma ciò non significa che ogni aspetto della nostra vita debba essere lasciato al mercato; 2) Oggi in Italia esistono mercati che, se liberalizzati, potrebbero portare ad un deciso miglioramento nelle condizioni di vita del Paese; 3) Il potere

di certe associazioni di categoria è un freno ad ogni tentativo di realizzare riforme in tal senso. Abbiamo volutamente lasciato la parola Lib troncata, poiché ci permette di adattare il nome del circolo a tutte le visioni che esistono al suo interno (liberal, liberalism, libertarian… al netto di tutte le possibili traduzioni e significati che ogni parola assume). Non si pensi però che i nostri interessi siano limitati al solo campo economico: l’eterogeneità nella composizione del gruppo ci consente di coprire campi quanto mai diversi, spaziando dall’arte alla musica, dalla filosofia alla politica. Ci siamo definiti circolo culturale non per niente…

Fondando questo circolo ci riproponiamo diffondere i contenuti che noi riteniamo coerenti con la visione che ho esposto, incoraggiando il dibattito e lo spirito critico di tutti i partecipanti (virtuali e reali). Per fare questo organizzeremo conferenze ed incontri con personalità del mondo economico/culturale, ci confronteremo tra di noi e cercheremo di portare nei licei persone che possano aiutarci ad abbattere quella cortina che separa i liceali dal modo reale. Riteniamo, infatti, che per rifondare il paese si debba partire dai nostri coetanei, futuri elettori, e dare loro almeno dei suggerimenti per affrontare il dibattito pubblico senza essere preda delle facili volgarizzazioni che lo asfissiano. Per il momento ci rivolgiamo alla platea milanese, ma siamo ambiziosi e vorremmo che questa bellissima iniziativa si diffondesse, affinché possa continuare quando, speriamo presto, noi fondatori saremo troppo impegnati per portarla avanti attivamente. Noi ci siamo messi in gioco, abbiamo deciso di perseguire degli ideali in cui crediamo, perché non vogliamo cadere nell’autocommiserazione che contraddistingue il dibattito pubblico italiano. Se è vero che ormai mancano le visioni cui si vorrebbe dar forma, noi cerchiamo di supplire alla mancanza offrendo la nostra. Già nel 1920 George Bernard Shaw nella sua opera teatrale “Ritorniamo a Matusalemme” lamentava la mancanza di valori e ideali che guidassero la politica europea dopo le devastazioni della Grande Guerra e, a cento anni di distanza, non vogliamo credere che non si sia fatto neanche un passo avanti.

Giacomo Mantegazza

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