Il lavoro c’è ma non si vede. Come siamo diventati dei disoccupati cronici. di Giacomo Mantegazza

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Il 3 febbraio abbiamo incontrato al Liceo Berchet di Milano il Sen. Pietro Ichino, che ha cercato di illustrare ai presenti alcune tra le più significative problematiche del mercato del lavoro italiano, ponendo particolare enfasi sulle ragioni di una disoccupazione giovanile tra le più elevate d’Europa. La partecipazione del pubblico è stata attiva e ci auguriamo che gli studenti del Berchet siano stati soddisfatti del dialogo che si è instaurato con il Senatore. Non è intenzione dello scrivente dare un resoconto dettagliato dei temi trattati e delle cifre che sono state citate; lasciamo ad altri migliori di noi quest’arduo compito. Ci poniamo piuttosto allo scrittoio per analizzare questa bella occasione di confronto e porci una domanda piuttosto rilevante: perché abbiamo organizzato questo incontro?

Crediamo che su almeno un fatto tutti concordino: i complessi fenomeni della realtà sociale non possono essere spiegati e compresi con argomentazioni e deduzioni semplicistiche; al contrario necessitano di un profondo esercizio intellettuale. Ci si chiederà quindi perché ci debba applicare a questo tipo di esercizio, data la sua intrinseca difficoltà; la risposta è semplice quanto la domanda, ed è la seguente: senza questo costante esercizio si corre il rischio di essere “ingannati”, raggirati da persone che, invece, quell’esercizio lo conoscono molto bene, e che tuttavia diffondono errate convinzioni e analisi sbagliate per accrescere la propria visibilità mediatica ed elettorale, a discapito del resto dei cittadini. Giusto per portare un esempio, lunedì scorso è stato chiesto se una diminuzione dell’età di pensionamento avrebbe consentito l’assunzione di un maggior numero di giovani disoccupati (N.B. questo è stato uno degli argomenti più discussi della campagna elettorale per le Politiche del 2013). Con un semplice ragionamento il Sen. Ichino ha dimostrato come ciò non fosse vero, e siamo sicuri che tutti sono stati felici di poter ricevere un giudizio autorevole su questa questione, anche senza condividerlo in toto.

La conoscenza che si raggiunge con questo tipo di esercizio non deve però essere considerata statica, bensì dinamica: essa deve essere sempre messa in discussione, per essere rafforzata o rivista in alcune sue parti. Affinché il confronto non degeneri in un’insensata lotta è necessario che gli interlocutori siano aperti al dialogo, senza pregiudizi ideologici o politici. Questo è ciò che New Lib Society si propone di costruire, un dibattito di ampio respiro, diffondendo le modalità con cui questo dibattito debba essere costruito e che ci piace riassumere nell’espressione ”Metodo Liberale”. L’incontro al Liceo Berchet è stato solo il primo di una serie che vogliamo organizzare per stimolare la diffusione della conoscenza che tanto ci sta a cuore.

Ci sia consentita un’ultima considerazione: in un momento storico-politico in cui molti si lasciano andare a manifestazioni di indignazione e di pessimismo, senza tuttavia avanzare proposte concrete, noi di New Lib Society, studenti di circa vent’anni, ci mettiamo in gioco con tutte le nostre energie per cercare di arginare, almeno nel nostro piccolo, il declino in cui sta versando il nostro Paese. Anche da questo punto di vista prendiamo spunto dall’esortazione che Pietro Ichino ha rivolto ai presenti in sala durante il suo intervento: ogni esperienza è importante, bisogna afferrare tutte le occasioni per mettersi in gioco (il Senatore si riferiva al mondo del lavoro). Noi lo abbiamo fatto, perché non vogliamo credere che non ci resti che piangere pensando al passato.

 

Giacomo Mantegazza

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