Che sia la Russia l’unica speranza per l’Ucraina? di Andrea Casarico

Il seguente articolo non presenta nessun’opinione personale, né costituisce una dichiarazione di presa di posizione da parte di New Lib. Questo articolo si pone come unico obiettivo quello di presentare con la maggior trasparenza ed onestà possibile un Paese da sempre visto come il “demone” dell’Occidente, in tutta la sua interezza: la Russia, oggi sotto forte pressione mediatica.

Questo articolo non si pone in alcun modo lo scopo di legittimare l’aggressione russa in Ucraina!

Questo non è un trattato sugli avvenimenti ucraini.

Il seguente articolo può essere suddiviso in cinque sezioni:

  1. Panoramica
  2. Il duplice fallimento
  3. Isolamento
  4. “Oggi”
  5. Provocazione

 

Panoramica

La Russia è un paese molto particolare: è sola. Trovandosi in mezzo ad Europa, tatari, mongoli, cosacchi, cinesi e varie altre popolazioni orientali, eterogenee tra loro, lo è sempre stata, o almeno sin dalla caduta di Bisanzio nel 1453.

La Russia ha da sempre molto risentito di questa centralità geografica, a cui è sempre corrisposta una alquanto periferica considerazione da parte dei due emisferi tra loro eternamente contrapposti: Occidente ed Oriente.

Occidentale per vocazione, ma Orientale per popolazione, origine e influenza (sia ricevuta, sia esercitata). Essi dunque sono, e forse si sentono anche, troppo occidentali per essere orientali, troppo orientali per essere occidentali.

Questa è la Russia.

Questo stato di cose non può non creare confusione, agli stessi russi per primi, i quali hanno dato vita ad una cultura importante e ad una storia imponente.

 

Il duplice fallimento

La Russia, come diversi altri Stati, trae origine da popoli semi-nomadi. Questi si stanziarono nella zona compresa tra il Mar Baltico ed il Mar Nero.

Questi popoli entrarono in contatto con due civiltà molto care all’Occidente, anche se per ragioni diverse: i vichinghi e i bizantini.

Grazie all’influenza ricevuta da questi due popoli, le genti, principalmente slave, che abitavano la regione sopra indicata, diventarono pienamente stanziali, costruirono importanti città quali Kiev, Novgorod e Mosca, si costituirono in principati riuniti in un unico regno detto “Rus” (di cui Kiev era capitale) e si aprirono al commercio con l’Occidente.

Particolarmente fiorenti furono gli scambi con Bisanzio, da dove non provenirono solo oro, stoffe e tessuti, ma anche architetti, artisti, ma soprattutto preti.

Com’è ben noto, due popoli stringono proficui e duraturi rapporti d’amicizia molto più volentieri, e molto più saldamente, quando questi condividono la stessa religione. E qual è il nucleo di tutta la Civiltà Occidentale, oltre a Roma, se non il Cristianesimo (che pure tanto ha a che fare con la Città eterna)? Del resto, parafrasando Benedetto Croce, noi Occidentali, in quanto Occidentali, non possiamo non definirci Cristiani.

Pur mancando date precise, è certo che tra la fine del nono e l’inizio dell’undicesimo secolo dopo Cristo, la cristianizzazione dei vari principati russi fu portata a termine.

Con la cristianizzazione cominciò il processo d’inglobamento della Russia nell’Occidente.

Tuttavia, contro il progetto di occidentalizzare la Russia da parte di Costantinopoli si mossero due potenti ed inarrestabili forze: i Mongoli ed i Turchi.

Non mi soffermerò sulla poderosa espansione dell’impero mongolo ad opera di Gengis Kahn e dei suoi successori, in quanto non rilevanti ai fini di questo testo. Tuttavia è da segnalare che l’espansione dei mongoli verso Occidente arrivò fino alla Terra Santa, a Vienna, a Kiev e a Mosca.

Kiev fu rasa al suolo, i suoi abitanti uccisi, stuprati e rivenduti come schiavi.

Diversa sorte toccò a Mosca: il duca Ivan I (detto “mano-lunga” o “borsellino”), all’arrivo dell’orda mongola, si arrese, pagò un tributo esorbitante in oro e bestiame ai mongoli e si sottomise al Kahnato; in cambio Ivan ottenne il titolo di Granprincipe, Mosca fu risparmiata e divenne il punto di riferimento mongolo per tutta l’area russa. Mosca divenne così la capitale del nuovo Stato russo.

La sottomissione, sia pure formale, all’Impero Mongolo, che impose alcuni dei propri costumi, portò ad un arretramento della Russia nei confronti dell’Occidente, ma, grazie alla comune religione, non portò alla fine del processo di occidentalizzazione.

A supporto di ciò vi sono le varie guerre che i russi combatterono contro vari popoli turchi e mussulmani a loro limitrofi e le truppe di supporto che di tanto in tanto erano inviate a Costantinopoli, intenta a combattere per la propria sopravvivenza.

Proprio quando Mosca stava per entrare in un’orbita pienamente europea, nel 1453, i Turchi presero Costantinopoli.

I russi tuttavia si sentivano ormai pienamente occidentali. Fu così che Ivan III sposò Sofia Paleologa, nipote di Costantino XI, ultimo Imperatore d’Oriente, e proclamò Mosca “Terza Roma”, che, naturalmente, a differenza delle prime due (Roma e Costantinopoli) non sarebbe mai caduta.

Tuttavia in Europa, il principato moscovita non fu mai riconosciuto come occidentale, e questo per quattro ragioni:

  1. esso era sì cristiano, ma ortodosso, e non cattolico;
  2. nonostante se ne affrancò completamente proprio con Ivan III, esso era formalmente ancora sotto l’Impero Mongolo, il quale, oltre ad essere decisamente orientale e molto poco cristiano, aveva anche influenzato in vari ambiti, seppur marginalmente, i costumi russi;
  3. esso era troppo distante sia dal cuore dell’Europa (all’epoca l’Italia) sia dalla sua periferia (la Polonia);
  4. all’epoca, l’attenzione di tutti i popoli europei era indirizzata al contenimento dell’espansione ottomana, e quindi ben poca cura fu data alle popolazioni “lontane”

Dunque, troppo orientale per essere occidentale.

Così come gli europei furono miopi nel guardare alla Russia, così lo furono arabi, turchi e mongoli.

Questi ultimi non adottarono mai una politica di “mongolizzazione” della Russia; essi si limitarono a pretendere tributi e soldati, ad imporre l’utilizzo di determinate uniformi, l’adozione di determinate regole e l’instaurazione di alcune divisioni sociali.

Arabi e turchi furono forse i più ciechi: troppo impegnati a confrontarsi con il nemico europeo, persero l’occasione di inglobare un mondo ampio e ancora facilmente plasmabile e influenzabile quale quello russo.

Da questo momento comincia “l’isolamento” russo.

 

Isolamento

Abbandonata a se stessa, la Russia cominciò ad espandersi.

Io qui non tratterò dei seicento anni che vanno dall’1400 ad oggi. Sebbene estremamente interessanti ed affascinanti, essi meritano spazio a sé.

Mi limiterò invece ad esporre come la Russia abbia più volte tentato, tra alti e bassi, ad “entrare in Europa”, di come ne sia sempre stata esclusa, per poi arrivare al periodo sovietico, che portò alla decisiva separazione della Russia dall’orbita Occidentale.

Riferirò solo gli eventi più importanti.

In epoca zarista vi sono numerosi avvenimenti degni di nota, ma mi soffermerò rapidamente soltanto su tre di questi:

  1. il regno di Pietro I, che portò alla nascita dell’Impero russo;
  2. l’invasione napoleonica, la restaurazione e la Santa Alleanza;
  3. La triplice intesa e la Grande Guerra.

Pietro I, nonostante fosse l’erede al trono e ciò gli fosse dunque proibito, da giovane amava trascorrere molto tempo nei quartieri stranieri di Mosca.

I quartieri stranieri erano zone della città abitate esclusivamente da cittadini stranieri, i quali avevano il divieto di mischiarsi alla popolazione russa. La parte principale della zona riservata agli stranieri era quella italiana (gli italiani erano gli stranieri “preferiti” in quanto sentiti più vicini; ricordiamo che i russi si sentivano eredi dell’Impero Romano d’Oriente).

Qui il futuro Zar imparò le lingue, gli usi e i costumi occidentali.

Divenuto sovrano, Pietro emanò diversi editti per trasformare la Russia in un regno europeo:

  • obbligò i nobili a radersi barba e baffi, a tagliarsi i capelli e ad abbandonare le uniformi mongole in favore degli abiti occidentali (pena: essere pubblicamente bastonati dal sovrano stesso e pagare una tassa di cento rubli l’anno);
  • obbligò le donne a bere vodka (tradizionalmente riservata esclusivamente agli uomini);
  • riformò l’esercito secondo l’impostazione occidentale.

Contemporaneamente a ciò, Pietro intraprese un lungo viaggio in Europa, facendosi accogliere dalle varie corti europee. Due gli scopi del viaggio: creare una grande alleanza anti-turca e spiare gli ordinamenti di governo occidentali.

Si racconta che per realizzare quest’ultimo obiettivo, egli si mascherasse da servo per poter accedere “liberamente” a tutte le aree del palazzo e parlare alla servitù.

Subito dopo il suo viaggio attraverso le corti europee, Pietro intraprese una grande guerra (la guerra del Nord) per conquistarsi uno sbocco al mare, che ottenne occupando le attuali repubbliche baltiche (tolte, insieme ad altri territori, al Regno di Polonia) e l’area, tolta al Regno di Svezia, dove oggi sorge San Pietroburgo, fatta costruire sotto Pietro esclusivamente da architetti occidentali, soprattutto italiani. Nasce così l’Impero russo.

Oltre a crescere la propria potenza, lo scopo di Pietro era quello, accedendo al mare, di creare una flotta mercantile, oltre che militare, allo scopo di creare stabili e duraturi rapporti con l’Europa.

Tuttavia l’Europa chiuse le porte alla Russia.

Questo avvenne per diverse ragioni, principalmente perchè:

  • i regni europei bocciarono l’idea di una grande alleanza anti-turca poiché la Francia era alleata del Sultano dai tempi di Francesco I, mentre l’Austria desiderava mantenere la pace ad Est;
  • la guerra del Nord fece apparire la Russia come un nuovo invasore proveniente da Est;
  • le corti d’Europa erano più interessate all’evolversi delle vicende di successione della corona di Spagna che all’evolversi della situazione orientale;
  • nonostante la nascita di una flotta mercantile, la Russia non aveva merci interessanti o peculiari da offrire sui mercati occidentali, che dunque non la trattarono da pari a pari.

Fu però l’avventura napoleonica ad inserire a pieno titolo la Russia nel pantheon delle grandi potenze europee.

La Russia fu dapprima alleata di Napoleone ed aderì al blocco continentale da lui progettato per annientare la Gran Bretagna, per distaccarsene poco dopo.

Dopo essere stata invasa, si unì alle varie coalizioni anti-francesi, contribuendo notevolmente alla capitolazione di quest’ultimo.

La Russia potè dunque sedersi a Vienna al tavolo dei vincitori e aderì come potenza principale, assieme all’Austria, alla Santa Alleanza, che determinerà i destini d’Europa fino al 1848.

L’entrata della Russia in quest’alleanza non fu però priva di contestazioni, le quali si appellavano al fatto che la Russia non fosse in realtà pienamente occidentale. Le più autorevoli giunsero dalla Santa Sede, dove Papa Pio VII si rifiutò di aderire ad un’alleanza che comprendesse cattolici e luterani, ma soprattutto ortodossi, e dalla Gran Bretagna, preoccupata dalle mire espansionistiche Russe nei Balcani.

Anche se guardata con sospetto, la Russia cominciò ad essere considerata come una potenza europea e si inserì nel giro di alleanze fatte e disfatte che caratterizzò la storia del XIX secolo. Prima alleata del nuovo Reich, aderì all’alleanza austro-tedesca nel 1880, per poi rinnegarla legandosi nel 1894 alla Francia. Col successivo ingresso del Regno Unito, nascerà la Triplice Intesa.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, la Russia era a tutti gli effetti una potenza occidentale, ma lo rimase ancora per poco: il 7 novembre 1917, con la presa del potere di Lenin, la Russia si staccò dall’Occidente tanto inseguito.

La Russia tornò ad essere tenuta in considerazione in Occidente a seguito della Seconda Guerra Mondiale, non più come una propria componente, ma come una propria antagonista.

È in quest’ottica che si giustificano tutte le politiche di contenimento dell’URSS adottate da Europa e Stati Uniti durante la Guerra Fredda, seguendo le indicazioni date dal diplomatico americano Kennan: egli sostenne che, essendo il potere staliniano retaggio di quello zarista, esso sarebbe appassito e morto, proprio come il potere imperiale che aveva retto la Russia per più di trecento anni.

 

“Oggi”

Febbraio 2014. Mentre l’Europa, l’Occidente e il mondo, comodamente seduti in poltrona, si godono gli spettacolari giochi invernali di Sochi, giungono notizie che a Kiev, in Ucraina, folle di manifestanti assediano i palazzi del potere. Una piazza grida pretendendo l’entrata nella UE, un’altra reclama il riavvicinamento alla grande Madre Russia.

Poche settimane dopo, i disordini e le proteste sono degenerate, le violenze sono ormai all’ordine del giorno.

I media, saturi di immagini, mostrano un popolo ormai destinato alla guerra civile: carri armati in piazza, soldati che puntano fucili sui manifestanti e… sparano!

A quel punto, i cittadini della civilissimo emisfero occidentale, emettendo un pietoso quanto addolorato sospiro, chiesero ai propri commensali di passare loro il sale!

Tutti (o quasi) ricordano come il Presidente Yanukovich (democraticamente eletto) abbia respinto gli assalitori. Tutti (o quasi) dimenticano che a lungo attese prima di usare la forza e invano chiese sostegno (negato), in Russia, come in Occidente.

Ebbene, ecco la domanda: chi, in Europa o in America, avrebbe accettato che un gruppo di rivoltosi, che non rappresenta nemmeno la maggioranza del proprio popolo, assalga e abbatta le istituzioni democraticamente elette?

Eppure questo è ciò che è accaduto, e il democratico Occidente ha lasciato l’Ucraina a se stessa.

È innegabile che i rivoltosi ucraini siano stati armati, finanziati ed istruiti da Mosca; ma altrettanto innegabile è che Europa e USA hanno a loro volta, da anni finanziano attività destabilizzanti per favorire partiti “amici” che mai verrebbero eletti in condizioni normali.

E tutto per sottrarre alla Russia un’altra delle sue pedine.

L’intervento russo in Crimea è stato da tutti condannato.

Tuttavia anche la Russia ha diritto a difendere i propri interessi, politici, economici e militari.

Putin lo ha sempre sostenuto: la cooperazione con UE ed USA è vitale per la Russia, ma lo è anche la propria influenza sui territori confinanti dell’asia centrale, della Biellorussia e dell’Ucraina.

L’intrusione dell’Occidente in Ucraina non può non essere vista da Mosca come un affronto e un tentativo di indebolire ulteriormente la Russia, sia politicamente, economicamente e militarmente.

Cosa potrebbe significare un’Ucraina inserita nella UE e nella NATO, con l’apertura successiva di basi militari e il dispiegamento di missili a breve gittata da Mosca? Potrebbe mai un qualsiasi stato sovrano accettare e tollerare una simile condizione?

Gli USA la accettarono nel 1962 quando l’URSS piazzò i suoi missili a CUBA?

Sin dalla Guerra Fredda la Russia si è sentita accerchiata dall’Occidente: USA ad Est, Europa ad Ovest.

Rompere l’accerchiamento è sempre stata una questione di vita o di morte. Per questo i missili a Cuba, per questo l’Ucraina.

L’Ucraina dunque non è solo un “satellite” da mantenere: ormai essa costituisce una frontiera dietro la quale non è possibile indietreggiare, o le conseguenze sarebbero la capitolazione in Moldavia, Biellorussia, Kazakisthan, Caucaso, Artico e tutti gli altri fronti in cui le politiche estere e interne russe sono impegnate.

Inoltre, non si può dimenticare l’importanza simbolica che l’Ucraina ha per i russi: essa è la terra di origine, e Kiev fu la prima capitale. Perderla significherebbe perdere le proprie radici.

Infine la Crimea.

Ricordate il Kossovo? Esso costituisce il precedente che, a sentire Putin, legittima l’intervento russo. Ed ha ragione!

Certo, gli USA non hanno annesso il Kossovo, né hanno fatto un referendum “fucili in spalla”; tuttavia lo hanno sostanzialmente trasformato in un loro protettorato, costruendo la più grande base NATO presente su tutto il continente europeo.

E ciò al solo scopo di limitare la presenza e l’influenza russa nella regione.

“Riprendersi” la Crimea significa rilanciare l’influenza russa nell’Est europeo, cosa alla quale la Russia non può e non deve rinunciare.

Tramballi, giornalista del Sole 24, ai tempi del referendum in Crimea disegnò un simpatico quanto azzeccato parallelismo tra Putin e Alessandro III, lo Zar ultra nazionalista convinto che la Russia avesse solo due amici: il proprio esercito e la propria marina.

Purtoppo, tale frase è vera! E lo è per entrambi i leader!

A chi interessa l’amicizia della Russia?

L’Occidente, come già detto, non l’ha mai veramente voluta, specie dopo la Seconda Guerra; Cuba è ormai interessata ad un organizzazione economico politica più improntata al modello cinese che a quello russo; la Cina stessa non ha mai avuto simpatie per Mosca; i tentativi di legarsi a New Delhi sono terribilmente falliti.

Unici possibili “amici” potrebbero essere il Venezuela di Maduro e la Siria di Assad. Ma quanto dureranno questi due dittatori? Sono amicizie sulle quali contare? E soprattutto: sono utili?

Infine, come potrebbe Putin tenere in considerazione le rassicurazioni provenienti da Washington e da Brussels?

Purtroppo per noi, la storia recente, che noi abbiamo così facilmente dimenticato, è estremamente vivida in Russia.

Sul finire dell’ultimo secolo, con la caduta dell’URSS, l’Occidente si è sistematicamente adoperato per annientare la sanguinante economia russa, lacerandone le risorse costringendo i governi a promuovere privatizzazioni selvagge per trasformare l’odiato e vinto nemico nel proprio cagnolino, giusto per godere del proprio trionfo.

Tutto ciò portò Yelstin a fare numerose riforme e a tagliare (e addirittura sospendere) pensioni e altre forme di trasferimenti. Un’intera generazione russa fu falciata per rendere onore al glorioso vincitore occidentale.

Ancora più recente è l’intervento NATO in Serbia, storica alleata di Mosca, nonostante il veto russo presso il consiglio di sicurezza dell’ONU.

Se la Russia deve difendere i propri interessi, essa deve farlo da sola, e non può farlo se non con l’uso della forza.

 

Provocazione

Vogliamo noi europei l’Ucraina?
Io non credo.

L’espansionismo europeo, volto ad inglobare Balcani ed Est Europa, non è funzionale agli interessi del Vecchio Mondo, ma a quelli del Nuovo.

Queste aree sono occupate da paesi poveri, in eterna crisi economica, periodicamente sull’orlo della bancarotta.

Una loro “annessione” otterrebbe solo un indebolimento della Russia, pagato dalle economie Europee e dalle popolazioni di questi paesi.

Cosa potrebbe accadrebbe se l’Ucraina entrasse nella comunità europea?

L’UE, in cambio di ingentissimi aiuti economici, imporrebbe rigidità di bilancio per scongiurare la bancarotta e misure economiche ultraliberiste. Queste misure non possono non portare all’annientamento dell’economia ucraina e alla depauperazione del suo popolo, e gli aiuti europei non riuscirebbero mai a mitigarne il dramma.

Che sia la Russia l’unica speranza per l’Ucraina?

 

Andrea Casarico

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